giu
24
2009
La cultura siamo noi; le “notizie” tenetevele voi
Autore: andrea.jpg)
Gli Eletti
Sì, lo so, non ce ne sono molte in zona Rimini di iniziative culturali, ma quando è troppo è troppo, persino per chi è cattivo per natura come me. Sì, perché se da un lato la mancanza di cultura fa male come uno spino conficcato nel cuore, dall’altro, quando si vuol pretendere (nel senso più vicino del verbo inglese to pretend, aspirare, fingere, simulare) di far cultura nel modo sbagliato, allora forse è meglio non fare nulla, chiudersi in un silenzio contemplativo e basta. Sì, però è vero, un po’ di buona volontà c’è forse, ma non ne sono poi così sicuro. A forza di venderci e rivenderci che la cultura debba essere diffusa, che la cultura debba appartenere a tutti, essere per la massa, abbiamo dimenticato una delle più grandi verità, ossia che la cultura, quella vera, quella fatta di scoperte e pensiero critico è tutt’altro che inclusiva, è esclusiva, di nicchia, d’élite, è per pochi eletti, perché è un dato di fatto, c’è chi nasce stupido e chi nasce intelligente e comunque c’è chi nasce più intelligente di altri. (continua…)

A Bologna si è recentemente tenuto un convegno dal titolo “L’Uomo dei diritti o i Diritti per l’Uomo?” promosso dall’associazione studentesca “Student Office” della facoltà di Giurisprudenza. Lo spunto che ha alimentato questa iniziativa è stato quello di andare a scoprire che cosa il Diritto può ancora dire alle singole persone, sia in riferimento alla vita che ai diritti umani. L’evento ha visto come ospiti relatori il prof. Augusto Barbera (ordinario di diritto costituzionale- Bologna), la prof.ssa Marta Cartabia (ordinario di diritto costituzionale- Università Milano-Bicocca) e il prof. Stefano Canestrari, preside della facoltà di legge di Bologna, nonché illustre penalista.
Uno scrittore che si rispetti sogna l’isola deserta. Sì, è vero, Brullo ha ragione. Ma è altrettanto vero che uno scrittore che si rispetti l’isola deserta la sogna e basta, voglio dire, uno scrittore che si rispetti non può non aver paura dell’isola deserta, perché la parola definitiva sull’uomo è una pietra pesante e ruvida, una di quelle pietre scagliate sulla terra nuda e polverosa, che non puoi nemmeno tenere in mano se non sei immerso e invischiato nel mondo. Scrivere è una malattia. Scrivere un romanzo è lo stadio aggravato di una malattia. E quando si è malati si è malati ovunque, non c’è luogo o santuario che tenga. O sei malato o non lo sei. Punto e basta.
Non si fa altro che parlare della cucina italiana, del fatto che in Italia si mangia bene e sano, della dieta mediterranea, dell’uso di ingredienti tipici e genuini nella dieta. Stronzate. A parte il fatto che la dieta mediterranea non esiste più, che gli ingredienti e le materie prime italiane non sono più genuine o sane delle stesse degli altri paesi. Il punto è che quelle cose che noi crediamo essere i punti forti della nostra cucina, non ci appartengono più, non sono più nostri. Prendiamo la pizza per esempio. Noi crediamo che la vera pizza sia quella italiana, la nostra, quella che andiamo a mangiare in pizzeria la sera. No, niente di più falso. La vera pizza è quella americana, quella grossa e alta e unta, quella che vediamo nei film, quella che se ne mangi una fetta stai bene tutto il giorno.