Archivio per giugno, 2009



Gli Eletti

Gli Eletti

Sì, lo so, non ce ne sono molte in zona Rimini di iniziative culturali, ma quando è troppo è troppo, persino per chi è cattivo per natura come me. Sì, perché se da un lato la mancanza di cultura fa male come uno spino conficcato nel cuore, dall’altro, quando si vuol pretendere (nel senso più vicino del verbo inglese to pretend, aspirare, fingere, simulare) di far cultura nel modo sbagliato, allora forse è meglio non fare nulla, chiudersi in un silenzio contemplativo e basta. Sì, però è vero, un po’ di buona volontà c’è forse, ma non ne sono poi così sicuro. A forza di venderci e rivenderci che la cultura debba essere diffusa, che la cultura debba appartenere a tutti, essere per la massa, abbiamo dimenticato una delle più grandi verità, ossia che la cultura, quella vera, quella fatta di scoperte e pensiero critico è tutt’altro che inclusiva, è esclusiva, di nicchia, d’élite, è per pochi eletti, perché è un dato di fatto, c’è chi nasce stupido e chi nasce intelligente e comunque c’è chi nasce più intelligente di altri. (continua…)

Berlusconi come Ulisse (cioè come tutti): sedotto dalle sirene

Berlusconi come Ulisse: sedotto dalle sirene

E’ pronta l’Italia ad avere un Premier, un presidente del Consiglio, dichiaratamente gay? Siamo pronti ad essere così aperti, privi di qualsiasi pregiudizio in tal senso, a vedere un ipotetico e futuro capo del Governo mano nella mano con il suo fidanzato e compagno di una vita, mentre scende dall’aereo di Stato con il proprio amato o abbracciati insieme durante il pranzo di Natale? Vale a dire: se la stampa, le tv e la politica in generale, per non parlare poi di internet, della selva sconfinata del blog che appestano la rete, si scandalizzano per le avventure sessuali di Berlusconi, del fatto che il Capo del Governo ami la dolce compagnia di ragazze non proprio della sua età, be’, scusate, ma la domanda è d’obbligo. E’ pronta l’Italia ad avere un Premier che si dichiari gay?

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A Bologna si è recentemente tenuto un convegno dal titolo “L’Uomo dei diritti o i Diritti per l’Uomo?” promosso dall’associazione studentesca “Student Office” della facoltà di Giurisprudenza. Lo spunto che ha alimentato questa iniziativa è stato quello di andare a scoprire che cosa il Diritto può ancora dire alle singole persone, sia in riferimento alla vita che ai diritti umani. L’evento ha visto come ospiti relatori il prof. Augusto Barbera (ordinario di diritto costituzionale- Bologna), la prof.ssa Marta Cartabia (ordinario di diritto costituzionale- Università Milano-Bicocca) e il prof. Stefano Canestrari, preside della facoltà di legge di Bologna, nonché illustre penalista.

Ma è il sabato che è stato fatto per l’uomo o l’uomo che è stato fatto per il sabato? Ci si potrebbe porre questa banalissima domanda, che poi banalissima non è, parafrasando Gesù nel Vangelo secondo Marco. Per poi chiedersi ancora: è il diritto che serve all’uomo o è l’uomo che serve al diritto? Già, dovremmo proprio porci questa domanda. Non si fa altro che parlare di diritti, non solo in televisione o sui giornali, al bar o in spiaggia. Chissà come mai i diritti nascono come funghi, i cosiddetti nuovi diritti. Lo si vede sempre più anche nelle aule di tribunali, dove addirittura qualcuno rivendica il “diritto ai vestiti in vacanza” o il “diritto ad un taglio di capelli che corrisponda alla propria personalità” per arrivare ai “diritti degli animali”. Sia ben chiaro: non si sta criticando il mondo dei diritti per contrapporvi un ipotetico mondo dei doveri. Il punto è che tutta questa promiscuità dei diritti non ha niente a che fare con la giustizia, con la costituzione e tanto meno con il Diritto.

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Sono in pochi a difendere le ragioni del Sì al Referendum del prossimo 21 e 22 giugno. Anzi, sono tutti impegnati a fare propaganda per l’astensione, per non fare passare il quorum, per far sì che il Referendum salti. Chissà perché. Ma andiamo con ordine: se passasse il quorum e il Sì al Referendum si andrebbe a modificare la legge elettorale (il cosiddetto Porcellum) che ora prevede che il premio di maggioranza, ossia quel pugno di deputati e senatori necessari per garantire la governabilità, vada alla coalizione che prende più voti. Se passasse il Sì, quel premio di maggioranza, non andrebbe più alla coalizione, ma alla lista, al partito che prende più voti. Accadrebbe quindi quello che da tempo tutti auspicano, ma che nessuno ora ha il coraggio di sostenere. Il bipartitismo. Due grandi partiti: uno a destra e uno a sinistra. Niente partitini, niente partiti di centro, niente Lega Nord e niente Di Pietro.

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Ore 20.30. “Carissimi- apre i lavori il presidente del partito politico- siamo qui riuniti a questo tavolo per decidere le prossime mosse, le candidature e il programma…be’…vedo con piacere che siamo in tanti, siamo tutta la classe dirigente…”. “No, non è vero…non siamo tutti- grida un uomo grasso, dal fondo del tavolo lungo cinque metri- siamo solo in venti, mancano altre cinque persone, non possiamo proseguire”. “Mancano cinque persone? Be’….non me ne ero accorto scusate….vabbè cosa importa…si va avanti…dobbiamo andare avanti…decidere le candidature, il programma, insomma….dobbiamo muoverci. Intanto propongo di non seguire l’ordine del giorno…aspettate…chi ha una cicca? Non mi sono lavato i denti…ah…ecco…grazie…ciomp…ciomp…bene, dicevamo…ciomp…ciomp…propongo di non seguire l’ordine del giorno e iniziare a discutere la questione di come regolarci qui dentro…ciomp…ciomp…voglio dire….siamo in venti, anzi…venticinque in teoria…dobbiamo decidere le contingenze per la campagna elettorale…quindi…propongo che su tutte le questioni si voti a maggioranza semplice…ciom…ciomp”. (continua…)

Uno scrittore che si rispetti sogna l’isola deserta. Sì, è vero, Brullo ha ragione. Ma è altrettanto vero che uno scrittore che si rispetti l’isola deserta la sogna e basta, voglio dire, uno scrittore che si rispetti non può non aver paura dell’isola deserta, perché la parola definitiva sull’uomo è una pietra pesante e ruvida, una di quelle pietre scagliate sulla terra nuda e polverosa, che non puoi nemmeno tenere in mano se non sei immerso e invischiato nel mondo. Scrivere è una malattia. Scrivere un romanzo è lo stadio aggravato di una malattia. E quando si è malati si è malati ovunque, non c’è luogo o santuario che tenga. O sei malato o non lo sei. Punto e basta. (continua…)

Non si fa altro che parlare della cucina italiana, del fatto che in Italia si mangia bene e sano, della dieta mediterranea, dell’uso di ingredienti tipici e genuini nella dieta. Stronzate. A parte il fatto che la dieta mediterranea non esiste più, che gli ingredienti e le materie prime italiane non  sono più genuine o sane delle stesse degli altri paesi. Il punto è che quelle cose che noi crediamo essere i punti forti della nostra cucina, non ci appartengono più, non sono più nostri. Prendiamo la pizza per esempio. Noi crediamo che la vera pizza sia quella italiana, la nostra, quella che andiamo a  mangiare in pizzeria la sera. No, niente di più falso. La vera pizza è quella americana, quella grossa e alta e unta, quella che vediamo nei film, quella che se ne mangi una fetta stai bene tutto il giorno. (continua…)