lug
31
2009
Negli occhi si svela il mistero arcano degli dèi
Autore: andrea
La profondità degli occhi svela l’insvelabile, gli eletti si sa, i prescelti e i predestinati sono più vicini a Dio proprio perché forse sono più lontani dagli uomini, mentre la testa è rivolta su, verso l’infinito e il cuore brucia, palpita di caldo sangue umano, i piedi sono immersi nel fango, nella terra calda e secca, un ponte tra l’uomo nel suo lato più barbaro e ancestrale e la luna, tra la luna e il mare. Gli occhi. Gli occhi ti fermano, ti prendono, scavano e scavano, non hanno bisogno di nulla, le parole non contano, è tutto a livello fisico, uno sguardo acceso, si ride, si ride molto e di gusto, ci si attacca, la lotta, un pugno, uno schiaffo, si ride, oh come si ride, ci si butta a terra, ci si mena. Poi ognuno se ne va per conto suo, un attimo, ora basta, se è troppo o troppo intenso anche il linguaggio degli dèi può essere capito, decifrato, ascoltato. (continua…)
Già glielo avevo detto a quella bambina che non ne volevo sapere, sono stanco, basta, eppure no, lei mi chiama, con la scusa di parlare, lei voleva. Ok, va bene. Prendo i tappi per le orecchie (è l’equipaggiamento giusto, un po’ come arco e frecce per Robin Hood) esco di casa, tutto gellato, profumato, occhiale scuro, portafoglio pieno (c’è una donna di mezzo, raga). Meglio la macchina, la bici non va bene, arrivi sudato, fai schifo, e non puoi nemmeno cercartene un’altra se ti va male. Appuntamento al mare. Metto in moto, vado in strada. Certo, chiamarle strade è un po’ eccessivo. Hanno la stessa larghezza di una pista ciclabile, c’è uno stop ogni due metri e un traffico che, in proporzione, si fa prima a piedi. Anzi, a piedi arrivi, per lo meno non rischi di morire disidratato per strada, con la macchina che affonda nei cementi mobili della statale o del lungo mare. Meglio a piedi. Ma cazzo, non si può andare ad un appuntamento con la tipa a piedi. 
Scrivo trepidando, sì, trepido perché mi sento un po’ come un missionario in una terra sconosciuta, inesplorata, ancora vergine e immacolata perché a nessuno, finora, è stato concesso di sviscerarla fino in fondo. Vi scrivo da uno degli ultimi fortini rossi, dalla Romagna, dove queste elezioni amministrative del 6 e del 7 giugno sono passate con la stessa violenza di un uragano, hanno divelto case e roccaforti, spazzato via vecchi amministratori, portato un vento nuovo, anche se ancora, non si sa, non si sa se questo vento nuovo porti qualcosa di buono o meno. La politica, si sa, è qualcosa di complesso, di strano, e non puoi mai dire di averci capito qualcosa, perché allora è la volta buona che gli stessi fatti ti smentiscono una volta per tutte.
Non do il mio cervello all’ammasso, l’ho detto, l’ho scritto, ci sono, penso (con la mia testa) e quindi sono, dubito e quindi sono, ci sono, sì ci sono, ci sono e si sente, si vede. La politica, che brutto mostro la politica, non so se sia più pulita la fogna di New York o meno. Il potere corrompe e per il politico conta molto di più il potere di quanto non conti per lo sbarbatello di venti anni la figa.
Attenzione: si avvisano il lettori che questo è un articolo parziale e non ideologicamente equidistante dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Può nuocere gravemente alla salute di chi, simpatizzando per le varie forme di sinistra, si senta urtato dalle ultime faccende private del Cav e può causare attacchi improvvisi di rabbia e di panico in tutti i moralisti, i catto-comunisti (il termine politicamente corretto è teodem). Quindi, se rientri in una di queste categorie di lettori, sappi che oltre a nuocere alla tua salute, questo articolo può nuocere alla salute di chi ti sta attorno se la pensa come te, può nuocerti a tal punto da uccidere la tua visione ideologicamente sbagliata. Chi scrive intende difendere a spada tratta il Premier dalle accuse di “pseudo pedofilia”, accuse perpetuate dalla sinistra italiana e dai falsi moralisti che si nascondano dietro ad una finta etica.
L’Italia non ha ancora una festa nazionale, non ce l’ha perché forse, lo dice anche l’Inno di Mameli, un popolo, una nazione nel vero senso della parola, non è mai stata. Insomma, in poche parole, l’Italia non esiste, non è mai esistita. E’ solo un’entità geografica, un’entità astratta, e, solo per fare un esempio, lo stato italiano è una forzatura, un qualcosa di anacronistico e contro natura.