Archivio per agosto, 2009



Fuga dalla Romagna

Autore: andrea

Addio Romagna. Addio Italia. Sempre che siate veramente esistite. Buona fortuna, ne avrete bisogno, prima o poi l’incontrerete l’iceberg che vi darà la botta finale, che vi permetterà di affogare in mare e realizzare la profezia di Pasolini. No, per favore, non datemi del matto, nessuno è profeta in casa propria, vedremo chi avrà ragione, siamo spacciati, siete spacciati. Andate a Londra, in quella che è stata la capitale del mondo per qualche secolo, in quella che è stata la sede dell’Impero più potente dai tempi di Roma. Mentre noi siamo qui, stesi sotto il sole, a discutere di pensioni e di crisi economica, mentre ci preoccupiamo dell’immigrazione e della nostra identità (non c’è mai stata) mentre siamo occupati a starcene rintanati nelle fogne della storia, impantanati nel sudiciume di nostri piccoli pensieri, affaticati e oppressi dal sudiciume che ci copre dalla testa ai piedi, a Londra, si respira la vita vera, il futuro, la speranza. La Valmarecchia è passata in Romagna. E adesso c’è chi spinge perché la Romagna diventi una regione autonoma. (continua…)

Si fa una gran fatica a non odiare l’umanità, a non considerarla la sciagura delle sciagure, una delle piaghe con cui Lui ha punito il mondo, se stesso. Lo aveva scritto, mai e poi mai avrebbe più scatenato diluvi o abbattuto castighi sull’uomo, perché il male fa parte del lato più oscuro e profondo della natura umana. Difficile non considerare l’umanità come castigo a se stessa, come se, per punire qualcuno dei suoi vizi, lo si prendesse e lo si catapultasse in una stanza buia, condannato a vivere per l’eternità con tanti piccoli sé, ognuno con un vizio particolare, amplificato all’ennesima potenza, senza mai nessuna possibilità d’uscita, se non aspettare la morte o scegliere l’autodistruzione. Alle persone ci si affeziona, c’è un bisogno mentale oltre che fisico. Ma l’umanità, che scandalo, l’umanità non esiste, è solo una snervante somma matematica di tanti piccoli esseri che si credono chissà chi, che scopano, cagano e pisciano e che mangiano, credendo poi che tutto sia un rito, una forma, che tutto sia da imprigionare, catalogare, schedare. E’ tutto finito, che gran titolo, quello di ieri sul giornale, che gridava a gran voce che l’umanità è persa, perduta, che oramai ha esaurito persino i suoi vitelli d’oro da adorare, che continua a distruggere senza mai ricostruire, ma costruire cosa, basta usare le parole che si devono usare, chiamare le cose con il loro nome, buttare le crisalidi vuote, porre qualche pietra, definire qualche cosa, riportare l’antico equilibrio tra forma e sostanza. (continua…)

Fissatevi bene in testa questi due nomi, Andrea Tosi e Massimo Montanari, le due promesse della musica leggera italiana. Fissateveli bene, ritagliate questa pagina di giornale, appendetevela in camera e iniziate a venerare i loro bei visini. Quando saranno famosi potrete dire: li abbiamo scoperti noi, siamo stati i primi, lo sapevamo già. E se c’è già chi li chiama i Sonohra di Riccione, quel che va detto va detto, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Due nomi, una garanzia. Massimo Montanari, classe 1992, è già arrivato un pezzo in là, finalista di Castrocaro e in cantiere diversi progetti, tutti da portare avanti con Andrea Tosi, classe 1989, cantante e chitarrista riccionese doc coi piedi ben piantati a terra. Cioè, capiamoci: se ho deciso di far salire questi due ragazzi con me sul mio sidecar, di farveli conoscere, di parlarvi di loro e della loro musica, vuol dire che meritano. (continua…)

Andate in spiaggia, nuotate, asciugatevi al sole, prendete un ramoscello d’ulivo e scrivete i peccati del vostro vicino d’ombrellone sulla sabbia, prima che vi lapidino per così poco. Costruite pure la vostra casa sulla sabbia, anzi, costruitela di sabbia, divertitevi pure a gettare granellini di sabbia negli occhi di chi vi sta sul cavolo. Durerà poco. Istruzioni per l’uso: prima di tornare a casa scrollate pure la sabbia dai vostri calzari, o ne rimarrà poca, l’erosione non c’entra, ben venga. Lo so per certo, il mare avanzerà, mangerà tutto, la sabbia, le case, le strade, i venditori abusivi, i napoletani con il loro giochetto delle tre carte. Tutto sprofonderà, la terra affogherà nel suo bel mare, le onde inghiottiranno tutto e tutti, non ci sarà scampo. Tranquilli, non è il sequel di “The Day after Tomorrow” e nemmeno il comunicato stampa dell’ultima associazione ecologista contro il riscaldamento globale. E’ la vita, baby. Non si può essere sempre sulla cresta dell’onda.

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Preferiamo la bagarre

Autore: andrea

Bisogna intendersi su cosa vuol dire “valle dell’ugola”. Eh no, perché se pensate a quello che penso io, il nome spetterebbe di brutto alla nostra Riviera. Grande ugola. Le ragazze dalle nostre parti la usano per altri lavori. Anzi. Se nelle Marche ugola è sinonimo di urla, rumore, rimbombo dolce e soave, persino poetico, da noi ugola fa rima con silenzio. Difficile che non stia zitta, la povera malcapitata (o ben capitata, dipende dai punti di vista). Sfido io a parlare. Per quanto riguarda Paolo e Francesca, se proprio avete voglia di amorosi gemiti, non solo sul far della sera, ma sul far del mattino, del pomeriggio, della strada, del parco, delle cabine al mare, o perché no, sul far del faro del porto, tra gli scogli, sulle brandine, nemmeno Tinto Brass aveva tutta sta fantasia, niente di meglio della Riviera Romagnola. (continua…)

lina-glendon1Nietzsche è stato un precursore, l’aveva vista lunga, aveva scritto il Novecento prima che lo vedesse, prima che potesse accorgersi degli effetti del suo piccone, delle due guerre mondiali, del nichilismo e della minaccia che una vera e profonda cultura del nulla sarebbe stata per la civiltà occidentale e per il mondo intero. Eppure si sa, i calcoli non vengono mai perfetti, a volte due più due fa cinque, e mentre tutti pensavano a distruggere o avrebbero pensato a distruggere, c’è stato qualcuno, che ha provato con successo a porre sulla strada impervia e pericolosa su cui camminava l’umanità una piccola pietra, buttata lì come monito, come invito a costruire qualcosa di solido e bello. Contro chi pensa che in politica sia tutto da buttare, contro chi crede che, anche se veramente lo si vuole, non sia possibile cambiare il mondo o scrivere la storia, leggetevi “Verso un mondo nuovo” (ed. LiberiLibri, Macerata, 2009) di Mary Ann Glendon, professoressa di Diritto presso l’università di Harvard e già ambasciatore Usa presso la Santa Sede. (continua…)

Mi sono sentito dire in modi poco dignitosi che quello che scriverei di tanto in tanto dalle colonne di questo giornale, dalle pagine di questo blog,  è sconveniente, imbarazzante, fuori luogo, che dovrei smetterla di scrivere quello che scrivo, smettere di fare quello che ho sempre fatto da quando ero alto così, e cioè scrivere, dire la mia, mettere nero su bianco quello che vedo e quello che sento. Certo, posso anche capire in parte questo discorso. Nel corso della storia si sa, la penna ha forse mietuto più vittime di quanto non abbia fatto la spada. Non c’è dubbio. Scrivere comporta un enorme fonte di responsabilità. Non sono parole buttate lì, al vento, che possono essere sentite o meno. Quello che è scritto rimane, può essere letto, può dar fastidio proprio perché può essere letto e riletto più volte, può fare male, molto male. (continua…)

Una delle piaghe che affliggono la gioventù di oggi, si sa, è l’alcolismo, l’elevato consumo di alcolici e superalcolici da parte di ragazzi e ragazze. Non possiamo fare finta di nulla, chiudere gli occhi, nascondere la testa sotto la sabbia. Basta farsi un giro in Riviera l’estate per rendersene conto. Dopo una certa ora, pub e discoteche si riempiono di ragazzi in cerca di divertimento, di svago. Se butti un occhio intorno, sulle panchine o lungo i viali, è facile vedere qualche giovane che, ubriaco fradicio, è riversato a testa in giù, piegato in due dai conati di vomito. Spesso, il sabato sera, per molti miei coetanei, si conclude così. Lo so, è triste, fa schifo, è inaccettabile, ma pensare che tutto questo problema si possa risolvere con delle ordinanze comunali che vietano la vendita di alcolici ai minori di sedici anni, non solo è sbagliato, ma è anche controproducente. (continua…)

Romagna bolgia

Autore: andrea

Paese che vai, stranezze che trovi. Se la Romagna (un po’ inflazionata ’sta parolina, non trovate? Ormai la usa anche chi non sa dove stia di casa) fosse un girone a sé dell’Inferno dantesco, la pena del contrappasso sarebbe un bel copri fuoco al contrario, vietato rientrare, la casa è un albergo (più facile che sia l’albergo ad essere una casa, tutto è oramai un appartamento). Comunque sia, chi viene in vacanza, negli alberghi non ci vuole stare. Prendono, se hai vent’anni lo puoi fare, arrivano il sabato pomeriggio, trolley rigorosamente borchiato, firmato, neon sotto le ruote, si accampano come sfollati lungo i parchi pubblici, due sciacquate con l’acqua minerale al papperuolo ( se sei un lui) o alla gigina (se sei una lei), poi via, profumi, discoteca, e la domenica mattina sei già sulla strada di ritorno, nei container diretti a sud. Se invece scegli di andare in albergo, attento al contratto che firmi. (continua…)

Ladies and Gentlemen, Mesdames et Messieurs, benvenuti in Romagna. Be’, forse siete venuti in vacanza qui perché vivete isolati dal mondo, non avete la tv in casa, non leggete i giornali, non avete amici che vanno in vacanza, e non avete la connessione internet in casa, eh sì, altrimenti non spiega il perché siete venuti in vacanza qui, con gli stessi soldi vi compravate un pacchetto turistico per un’isola caraibica, o per la Spagna o per la Grecia. Ma fa niente, non lo sapevate, meglio così, ormai ci siete. Ci siete e ci rimanete, perché voglio vedere io come fate a spostarvi, come fate ad andare da un posto all’altro, voi che volete vedere la Romagna, voi che non vi accontentate di stare tutto il giorno al sole a guardare culi e a farvi fare i massaggio dai cinesi che poi sbagliano e mentre vi toccano vi uccidono un nervo. Diciamo così, anche io ho fatto il turista, mi sono alzato dalla sedia, e ho fatto finta di essere un crucco, anche se i tratti somatici non me lo consentono. (continua…)