ott
31
2009
Se la Regione continua a imporci cosa fare
Autore: andrea
Quando si parla di libertà economica la sinistra storce il naso piuttosto spesso. Negli States li chiamano liberal. Come i più di voi già sapranno, il termine liberal non ha nulla a che fare con il pensiero liberale. Sono quelli che in Italia starebbero a sinistra, che non si scandalizzano se lo stato interviene in economia limitando il libero mercato. Ma lasciamo stare gli States. Restiamo in Italia, anzi restiamo ancora più vicino, rimaniamo in Emilia Romagna. Andate a leggervi la legge regionale dell’Emilia Romagna numero 6 del 2007, in materia di distribuzione commerciale. E’ una legge fortemente statalista e profondamente irrispettosa della libertà economica. Hai voglia a sostenere che ci possa essere la libertà individuale senza la libertà economica. Questo lo dice la sinistra, che ha una concezione statalista e antiliberale dell’economia, pensando che il mercato si possa pianificare, che l’economia debba essere controllata. Lo dicevano anche in Russia qualche tempo fa. E non è andata così bene. Lo dicevano anche in Cina. E hanno cambiato idea. In Italia invece c’è ancora chi la pensa così. E c’è persino chi sostiene che il libero mercato vada limitato, ora che c’è la crisi. Prima di parlare, si consiglia di studiare. La crisi c’è perchè lo stato ha troppo potere. (continua…)

Cerchiamo di essere onesti con noi stessi: la sinistra italiana sta attraversando una crisi profonda, una crisi che non è solo di consensi, ma una crisi che prima di tutto è data dalla mancanza di idee, dalla mancanza di riformismo, di apertura, di ampio respiro. Voglio spingermi ancora più oltre. La sinistra è in crisi perchè vive al suo interno un vero e proprio deficit culturale, politicamente parlando. E una sinistra che non ha idee, cultura, una sinistra che ha smarrito se stessa perchè non sa da che parte andare, è una sinistra che non c’è. Per chi non mi conosce voglio essere intellettualmente onesto: io, personalmente parlando, faccio riferimento ai valori, alle idee, al pensiero che più si avvicina al centrodestra. In poche parole: voto Berlusconi. 
Un gran pezzo di felicità si misura grazie al Sil, il Sesso interno lordo. Certo, capisco che non tutta la felicità viene dal sesso, che c’è anche lo spirito e non solo la carne, che l’anima deve comandare sul corpo e non viceversa, ma non si può esagerare nemmeno dall’altro lato, c’è anche il corpo, la carne, anche il sesso vuole la sua parte. E se non gliela date (non pensate subito male) il corpo se la prende. E allora datela, prendetela, oppure, se preferite, trasformate tutto al maschile, datelo, prendetelo. Le opportunità sono infinite. E non è nemmeno detto che dovete sfruttarle una alla volta. Il piatto forte di certe cucine prevede una mescolanza di sapori e di ingredienti da far rabbrividire persino il più moderato dei benpensanti culinari. Eppure è così, l’unica cosa che tira (smettete di pensare male, per favore) in tempo di crisi è solo il sesso femminile, inteso come parte per il tutto o tutto come parte.