Archivio per febbraio, 2010



Non mi piace la tv. Non la guardo più. Saranno almeno due anni che non prendo il telecomando in mano, che non faccio zapping, che non guardo fiction, talk-show e pseudo film all’italiana. Ma non per scelta. Cioè, non che sono pazzo, che mi sono svegliato una mattina e ho deciso che di lì in poi non avrei più guardato la tv. Non è stata nemmeno un decisione. E’ che a un certo punto non ne ho sentito più l’esigenza. Tempo perso. In tv non c’è cultura e non c’è nemmeno il cinema. Per vedere i film infatti, quelli seri, bisogna avere la pay tv, oppure guardarsi i dvd. E siccome a me piace il cinema, i film me li continuo a vedere, ma in dvd. Anche perché sui dvd c’è il doppio audio e posso guardarmeli in lingua originale, in inglese e in francese per esempio. Ieri sera sono tornato a casa. (continua…)

Ve la do io, la notizia. La notizia delle notizie, ve lo dirò io un qualcosa che vi sconvolgerà, che piomberà come un fulmine sulla vostra giornata programmata, sui vostri piani, sui vostri pregiudizi, sulla vostra affannata ricerca del lavoro, sulla marcia considerazione che avete di voi stessi, della vostra inutile vita, di tutte le vostre filosofie cariche di non-senso ma piene di verità. La notizia è che siamo vivi, che sono vivo. Voi siete tutti morti, prigionieri dei vostri schemi, delle vostre tabelle, delle vostra agende, delle regole, di quello che vi siete imposti di rispettare ma che non rispettate, delle menzogne che vi raccontate dalla mattina alla sera, a cominciare da quando vi chiudete nel bagno, la mattina, e vi guardate allo specchio, dopo che vi siete presi in mano la testa dalla disperazione della vostra non-vita. La domanda fatale, quel piccolo punto interrogativo che vi ostinate a non mettere mai dietro alle vostre verità, alle vostre leggi, ai vostri inutili archivi mentali, non ve la siete mai fatta. (continua…)

jennyUna serata per ricordare Jenny non basta. Il 15 novembre ci siamo ritrovati tutti al Palaterme per festeggiare quello che avrebbe dovuto essere il suo diciottesimo compleanno. Ho già scritto più e più volte quello che provavo per Jenny, la mia cara amica, che se ne è andata da ormai un anno. Forse sono la persona meno indicata per scrivere di lei, per raccontare in maniera oggettiva quella serata di Novembre, il giorno della sua festa, di come mi sono emozionato davanti ad Andrea Tosi e Massimo Montanari che hanno cantato per Jenny, che sono miei amici, che sono stati suoi amici. Forse sono la persona meno indicata per scrivere di lei anche perché sono molto amico dei suoi genitori, di Mirco e Roby, cui voglio molto bene, che mi hanno e mi vogliono bene come degli zii. E, infine, non sono la persona più adatta a parlare di quella sera perché il “giornalismo” di tendenza, quello che piace ai giornali, alla cronaca di internet, è quello sterile e oggettivo, quello che non permette emozioni, che non tollera che non si rispetti la regola delle cinque W (e cioè la prima regola del giornalismo, ossia raccontare Chi ha fatto Cosa, Dove e Quando e Perché), questo tipo di giornalismo classico, non mi è mai piaciuto. Io, nelle cose che faccio, nelle persone che incontro, nei rapporti di amicizia, ci lascio brandelli d’anima. Non posso essere oggettivo, non ci riesco. (continua…)

da “la Voce di Romagna” del 2 febbraio 2010-Leggi l’articolo

da “Il Corriere di Romagna” del 2 febbraio 2010- Leggi l’articolo

da “Il Resto del Carlino” del 2 febbraio 2010- Leggi l’articolo

Ho sempre preferito la periferia, al centro. A parte il fatto, che se fosse per me, la periferia non esisterebbe piu. Varrebbe la pena cancellarla, eliminare qualsiasi differenza tra il centro e la periferia di una città. Come hanno fatto negli States, dove nelle grandi metropoli, non sanno nemmeno cosa sia una città strutturata in centro e periferia. Ci sono tanti distretti, ognuno con delle case, negozi, uffici, servizi. Nelle città italiane invece c’è un centro, che scoppia di vita, e poi la periferia, spesso zone-dormitorio, dove non c’è nulla. Faccio una premessa: sono nato nella periferia di una grande città, ci sono cresciuto, so che vuol dire. La periferia è una zona di frontiera, un ghetto per i disgraziati, per gli emarginati. Criminali, prostitute, famiglie disperate e disagiate non possono evitare che le loro esistenze si incrocino in una strada di periferia, nei quartieri delle case popolari. Non possono fare a meno di ritrovarsi nei giardini sotto casa, tra cacche di cani, siringhe lasciate lì dai tossici, e marciapiedi e panchine dissestate. Sono rimasto a Bologna, questo week-end. Arroccato nel mio fortino piu mentale che fisico, sono rimasto a Bologna, in mezzo alla bufera di neve, in periferia.

(continua…)