Archivio per aprile, 2010



Da “Il Resto del Carlino” del 30 aprile 2010-Leggi l’articolo

Da “La Voce di Romagna” del 28 aprile 2010-Leggi l’articolo

Da “Il Corriere di Romagna” del 28 prile 2010-Leggi l’articolo

Da “La Voce di Romagna” del 25 aprile 2010-Leggi l’articolo

Carissimi Amici, lo sapete come la penso, qual è la mia utopia. Quello che io auspico, affinchè l’Italia si salvi da se stessa, dai suoi cancri, da una classe politica che non è in grado di rappresentarla, di curarla e di farla fiorire, è, per dirla con Dante Alighieri, la discesa di Arrigo VII. Per adattare il tutto ai tempi, auspico che l’Italia diventi il 51esimo stato degli USA. Cara Italia, solo con la perdita dell’Indipendenza, che pure costò il sangue dei nostri padri, potrai salvarti. Anche Garibaldi e Vittorio Emanuele II sarebbero d’accordo, visto l’andazzo. Ecco perchè, come Festa Nazionale Italiana, non riconosco nè il 2 giugno, nè tantomeno il 25 aprile. La mia Festa Nazionale è il 4 luglio.

In proposito ecco il link di un periodico della Repubblica Dominicana (Santo Domingo) che ha pubblicato, nel numero di questa settimana, un mio vecchio articolo. Cliccate sul link qui sotto e andate a pagina 6. Buona lettura e saluti agli amici (Italiani e non) che abitano nella Repubblica Dominicana.

http://www.samana-lasterrenas.com/LT7/semana_esta.pdf

Andrea Usai

Da “La Voce di Romagna” del 24 aprile 2010-Leggi l’articolo

Da “Il Corriere di Romagna” del 24 aprile 2010-Leggi l’articolo

Le parole ci assalgono, ci stringono, ma non ci soffocano, non catturano la nostra attenzione. Sono ovunque, sui giornali, alla tv, nelle orecchie. Le parole non contano più nulla, non ci dicono più nulla e, assuefatti come siamo alla loro presenza, non ne cogliamo nemmeno più il significato ancestrale e profondo che si nasconde come un serpente sotto le pietre calde e abbandonate. Le parole sono come lo zucchero nella civiltà del benessere. Una volta almeno era prezioso, ambito e ricercato dai bambini, dagli adulti. Oggi lo zucchero non se lo caga più nessuno. Fa vomitare anche i bambini, che non ne possono più. Per le parole è così. Vale la stessa musica. Ai cretini, ossia alla stragrande maggioranza delle persone, delle parole non frega nulla. Tutti che parlano, che dicono la loro, tutti che aprono blog su internet, che scrivono poesie come se stessero vendendo “prodotti tipici” al mercato. Dei giornali non ne parliamo neanche. Non li leggo più e non guardo nemmeno più la tv. Per qual che riguarda i giornali, leggo solo me stesso, quello che scrivo io. Molto meglio della maggior parte di quello che c’è in giro. Nella speranza che, anche quando mi capita di pubblicare qualcosa in Terza Pagina, non lo legga nessuno. Se nessuno lo legge è buon segno, almeno per me. L’oro, si sa, non è che sia nelle tasche di tutti. Per quel che riguarda la letteratura, ho deciso, da un po’ di tempo a questa parte, solo roba tosta, preferibilmente americana, ma anche russa. Il resto, fanculo. D’altronde, una cosa è certa. Nella letteratura funziona come nella storia. Guai ai Vinti, guai a coloro che sono sconfitti dalla mediocrità, dai soldi e dal potere, dal male, insomma, in poche parole, dalla merda. E alla merda si risponde solo con altra merda, sì con la merda gettata addosso a chi ci ha usurpato il podio pur non essendone all’altezza, a chi ha osato cingersi il capo di una corona d’alloro che non meritava. La folla chiede Barabba, si sa. Non certo chi ha una corona di spine. Che vi aspettavate? A proposito di Vinti. Date un’occhiata a “Dalla parte dei Vinti”, di Piero Buscaroli, ed. Mondadori. Non dico di leggervelo, ma per lo meno di sfogliarlo, così alla buona. Troverete un Novecento diverso, alla faccia del “revisionismo” ( o meglio, ala faccia del revisionismo inteso in senso spregiativo). Buscaroli è uno che sa la sua, che per dire “Io sull’Italia ci piscio” vuol dire che ha capito tutto. In fondo, a parte una accozzaglia di prodotti tipici e cavolate simili, l’Italia non è nient’altro, almeno adesso. E tutto fa pensare che non sarà nulla di buono nemmeno in futuro. Non possiamo farci nulla, se non auspicare catastrofi o la discesa di Arrigo VII. Date un’occhiata in modo particolare al capitolo dedicato al Giappone, all’incontro di Buscaroli con Moriaki Shimizu, diplomatico giapponese in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Leggetevi soprattutto la storia del generale Tomoyuki Yamashita, colui che riuscì a far battere in ritirata l’esercito inglese in Malesia. Come? Guidando un esercito di soldati giapponesi che si spostavano in bicicletta, affamati, senza armi e munizioni. I copertoni delle biciclette se ne erano andati a farsi friggere, a causa del caldo. Ecco perché il rumore dell’avanzata giapponese condotta su biciclette che si muovevano su cerchioni d’acciaio doveva sembrare agli inglesi l’arrivo di chissà quale contingente armato. I giapponesi arrivarono a Singapore, gli Inglesi si arresero, l’uomo bianco e occidentale perse per sempre la sua battaglia in Asia Orientale. Il generale finì male, fu processato e impiccato dagli Americani dopo la carneficina di Manila, nelle Filippine. Altro che la solita fiera dei “prodotti tipici” e dei “luoghi caratteristici”. In poche parole, altro che la solita terza pagina. Piuttosto, meglio scrivere con il sangue sulle pareti mangiate dall’umidità di una cella di un manicomio.

pubblicato su “La Voce di Romagna” del 22 aprile 2010

Da “La Voce di Romagna” del 22 aprile 2010-Leggi l’articolo

Da “La Voce di Romagna” del 21 aprile 2010-Leggi l’articolo