lug
18
2010
Associazione Arcobaleno? “Struttura parallela al Comune”
Autore: andreaDa “La Voce di Romagna” del 17 luglio 2010-Leggi l’articolo
lug
18
2010
Da “La Voce di Romagna” del 17 luglio 2010-Leggi l’articolo
lug
18
2010
Da “Il Corriere di Romagna” del 17 luglio 2010-Leggi l’articolo
lug
17
2010
Da “La Voce di Romagna” del 16 luglio 2010-leggi l’articolo
lug
17
2010
Da “Il Corriere di Romagna”del 16 luglio 2010-Leggi l’articolo
lug
15
2010
Ho sempre avuto una certa antipatia nei confronti dei nomi delle vie, della cosiddetta “toponomastica”. Un po’ perchè mi fa letteralmente ridere il fatto che una città (qualunque essa sia) dedichi dei viali a poeti illustri, personaggi di spessore, scienziati e uomini politici, senza sapere nulla di loro, senza che la loro storia, le loro gesta, le loro opere letterarie abbiano fatto un minimo di differenza tra gli abitanti di quella città. In poche parole, strade, viottoli, viali e vie, per non parlare delle piazze, vengono dedicate con troppa facilità. E, la mia antipatia, è anche dovuta al fatto che spesso quei personaggi non appartengono per nulla alla città, agli abitanti. La toponomastica è diventata una sorta di Pantheon politicamente corretto degli dèi Mani che sono degni di essere ricordati, menzionati, citati. Niente come la toponomastica si presta a strumentalizzazioni politiche, a rivendicazioni ideologiche. Fateci caso: non appena cambia il regime, prima ancora di cancellare la storia, si cambiano i nomi alle vie. Ecco perchè io, personalmente parlando, eliminerei totalmente i nomi dalle “vie”. Mettiamo dei numeri al posto dei nomi. Facciamo come fanno già negli States. Via 1, via 2, via 33. Oppure delle lettere. Via A, Via B, Piazza Rw. Se per caso vi trovate in una città in cui non siete mai stati prima, se le vie sono contrassegnate da numeri o lettere, sarà più facile trovare la via che cercate. Anche se si tratta del viottolo più piccolo e più imbucato. La matematica è matematica. Ogni numero ha un suo posto ben preciso, così come le lettere. Questo gran casino delle vie si vede benissimo a Riccione. Pensiamo solo a Viale Dante. Quanti Riccionesi pensano alla Divina Commedia mentre passeggiano tra le vetrine dei negozi, e spendono i soldi di papà? Cosa c’entra Riccione con Dante Alighieri? Pensiamo a tutte le altre vie, come il quartiere dedicato ai fiumi. Via Panaro, via Sesia, via Po. La maggior parte dei Riccionesi non sa nemmeno che sono fiumi, figurarsi se sanno dove si trovano. Nemmeno con la cartina davanti. E poi scusate, ma che senso ha, a Riccione, avere dei viali dedicati a fiumi? Oppure pensate al quartiere, in zona nord, dedicato alle cittadine liguri. Pensate ad alcuni viali del Paese, dove nemmeno la furia comunista, con l’ansia tremenda di cancellare tutto ciò che ricordasse il passato fascista e coloniale, è riuscita a spazzare via la toponomastica legata alle città d’Africa e all’epoca coloniale. Per non parlare del quartiere dedicato ai poeti come Tasso, Leopardi, Foscolo, e chi più ne ha più ne metta. Cosa volete che gliene freghi ai Riccionesi della “Gerusalemme Liberata”, dei “Sepolcri” o dello Zibaldone, del Canto notturno di un pastore errante nell’Asia? Non sono “cose” utili per un Riccionese che si rispetti. (continua…)
lug
14
2010
Io lo dico da tempo: il futuro della tv, ma forse anche il futuro del grande schermo, saranno le pubblicità, intervallate da cortometraggi o lungometraggi. Pubblicità intervallate da film, da programmi tv. Non è un caso che spesso, gli spot pubblicitari fanno più discutere di qualsiasi altra cosa che passa. Oggi, dicono più le pubblicità dei telegiornali (parlo per l’Italia almeno). Prendete per esempio l’ultimo spot pubblicitario in termini di tempo della catena francese della multinazionale Mc Donald’s. Cercatelo su internet, e godetevi lo spettacolo. La scena, all’interno di un McDonald’s, si svolge più o meno così: l’inquadratura iniziale è fissa sul viso di un ragazzo (uno di quei ragazzi belli, tipicamente francese, viso pulito, tra i diciotto e i venti). Il ragazzo sta parlando al cellulare e si gira fra le mani una foto. Con voce sommessa e dolce. Dice: “Ciao, sto guardando la foto di classe. Mi manchi molto…”. Poi la telecamera si sposta, il ragazzo butta un occhio alla fila alle casse. Vede il padre, che si accinge ad arrivare con i vassoi in mano. E continua, sempre al telefono: “Devo riattaccare…sta arrivando mio padre…ciao”. Il padre si siede di fronte a lui. Si guardano dolcemente. (continua…)
lug
14
2010
A Riccione succede, da un po’ di tempo a questa parte, qualcosa che ha dell’incredibile. Provate a pensare ad una di quelle bancarelle che vi potrebbe capitare di trovare per strada, tra un incrocio e l’altro. Una di quelle bancarelle che fanno il gioco delle tre carte. E lì attorno ci sono dei soggetti (dire poco raccomandabili è un eufemismo). Uno fa andare le carte. “Questa vince, questa perde, questa perde”. E altri, sempre lì intorno, si fingono giocatori. Puntano, fanno finta di vincere. In attesa che arrivi un bel brocco da spennare.
Questo è lo scenario, tra il “magico” e il “grottesco” (ovviamente è illegale, quindi statevene alla larga) che, lo ripeto, potrebbe capitare di incontrare in strada. Altro è lo “scenario” reale che si manifesta a Riccione, in questi ultimi tempi. Chi di voi segue abbastanza la cronaca locale o chi di voi abita a Riccione, sarà già superinformato.
Parlo di una sorta di “gioco delle tre carte” che l’amministrazione comunale ha intavolato con i cittadini riccionesi. In zona Abissinia”spariscono” i parcheggi, spazzati via da una sciagurata convenzione che il Comune ha firmato con la società appaltante dei parcheggi interrati del nuovo lungomare. In poche parole, dove prima si poteva parcheggiare, oggi, all’Abissinia, non si può più fare. Parcheggi a raso spariti, perchè sennò, quelli interrati, chi li compera? Peccato che siano ancora tutti lì. Con la conseguenza che i cittadini, gli albergatori, e i turisti sono ancora più incazzati con l’Amministrazione.
Ma se i parcheggi liberi scompaiono in Abissinia, la stessa cosa accade in altri punti della città. Solo che lì, anzichè “trasformarsi” in parcheggi interrati nuovi di pacca, si trasformano in parcheggi blu. Della serie: “fora li palanchi”. Ma il “gioco delle tre carte” non è finito. Uno dei primi atti ufficiali della nostra splendida giunta, è stato, ormai un anno fa, la costruzione di una ventina di parcheggi nel Parco delle Magnolie.
Peccato però che questi parcheggi, costruiti proprio a ridosso degli uffici della “Cultura”, servano per i dipendenti comunali. Mica per i cittadini. Puff, magicamente apparsi così, dal nulla. Prima c’era l’erba, poi un parcheggino “comunale”.
Non è finita. L’abilità “magica” di questa giunta, ha raggiunto, recentissimamente, livelli di alta, ma che dico, altissima professionalità. Nessuno era mai riuscito a trasformare il verde in grigio, un parco in cemento. Ci hanno provato (e ci stanno provando) con il Parco del Tirso, quello famoso di via Ticino. Lì, sorgerà una bella palazzina (almeno questo è quello che l’amministrazione vuole fare per chiudere il conto con la società che ha costruito la nuova piscina).
Questa società ha tutte le ragioni del mondo. Ha eseguito un lavoro e deve essere pagata. Questo nessuno lo mette in discussione. Anzi, fossi nei panni della società in questione, sarei un bel po’ incazzato con il Comune, che ancora non mi paga. Qui, che sbaglia, è il Comune: possibile che per pagare si debba per forza “trasformare” il verde in cemento?
A forza di fare il passo più lungo della gamba, parlando di spese, prima o poi qualche strappo ci deve essere.
Ma non è finita. Notizia di ieri, l’amministrazione sta asfaltando anche la zona verde tra la nuova piscina e il nuovo palazzetto delo sport. Per farci cosa? Un parcheggio!
Fantastico! E’ proprio come nel gioco delle tre carte. Prima il parcheggio era lì, poi non c’è più, poi ricompare ma tinto di blu, poi scompare di nuovo e ricompare dove prima c’era il verde. E così il verde pubblico…prima era lì, poi non c’è più….
lug
13
2010
Da “La Voce di Romagna” del 13 luglio 2010-Leggi l’articolo
lug
13
2010
Da “IL Corriere Romagna” del 13 luglio 2010-leggi l’articolo
lug
12
2010
Sulla stampa di oggi il Sindaco di Riccione Massimo Pironi invita i riccionesi a votare, su internet, la Città di Riccione, affinchè figuri, insieme ad altre 21 città italiane, sulla nuova edizione del Monopoli che la Hasbro ha intenzione di lanciare, in occasione dei 75 anni da festeggiare.
In poche parole, se tutto andrà come ci auguriamo che vada, al posto delle solite caselle come “Parco della Vittoria, Via dei Giardini, ecc., troveremo anche una casella dedicata a “Riccione”. In effetti è una bella idea. Sarebbe una bella pubblicità per Riccione.
Peccato però che sia un po’ diseducativa. Qual è lo scopo del gioco infatti? Vincere, direte voi. Sì, è chiaro. Ma cosa fate per vincere? Comprate terreni, costruite case, alberghi. In poche parole, palazzine.
Chissà forse la maggioranza di centrosinistra che governa Riccione da tutti questi anni, a Monopoli, ci ha giocato fin troppo. E chissà in quanti, tra quelli che ora sono adulti e che aministrano la città, non hanno provato l’ebrezza di costruire sulla casella del Monopoli, da piccoli, chiamata “Parco della Vittoria”? Secondo me molti.
E figuratevi cosa succederà, se Riccione verrà veramente selezionata per comparire su una della caselle del Monopoly…In tutta Italia ( e magari anche all’estero) si penserà che a Riccione basterà passare su una casellina (sempre dopo essere passati per il VIA!) per costruire prima una palazzina, poi due, poi tre. E poi, chissà cosa…
Adesso ho capito da dove si è presa l’abitudine di costruire sui “parchi”! Tutta colpa di quel bel gioco di società!