ago
29
2010
Alla faccia di ciò che è di “stringente attualità”
Autore: andrea
Me ne frego di tutto ciò che è di “stringente attualità”. La letteratura deve essere inutile, non deve denunciare un bel niente, non deve avere alcun scopo politico, non deve pretendere di cambiare il mondo, le cose, le persone. Me ne frego di un romanzo che denuncia chissà cosa, che giudica, che vuole farci pensare che l’uomo possa non essere sempre lo stesso. La letteratura, quella vera, è quella che va in profondità dell’animo umano, dell’anima, delle paure, dei sogni, delle esigenze che gli uomini hanno sempre avuto, dal principio della creazione fino ad oggi. L’uomo non cambia. Una rockstar di Manhattan, l’Aborigeno australiano più selvaggio, un centurione romano, un fariseo che abitava ai tempi di Gesù, hanno tutto in comune. Stessi pensieri, stessi desideri, stessa sete d’infinito, stessi problemi e stesse sofferenze. Cambiano i costumi. Cambiano gli accessori. Cambia la tecnica. Ma l’Uomo, lui non cambia mai. Lo diceva anche Miss Marple, celebre personaggio di fantasia uscito dalla penna geniale di Agatha Cristie. Ce lo dice persino la Bibbia, nel libro della Genesi (8:21): “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto”. Tutto il resto, non è letteratura, ma un qualcosa che si spaccia come tale senza esserlo. Lo dimostra anche il fatto che si calca sempre la mano sull’ipotetico scontro tra ricchi e poveri. Come se lo spartiacque sia la ricchezza. E, così, senza volerlo, si finisce per dare ai soldi, alla Borsa, più importanza di quanto non si vorrebbe dare. Chi ha detto che i buoni sono per forza i poveri? Il Male è il materialismo. Ma chi ha detto che “ricco” significa per forza “materialista”? Certi poveri sono molto più materialisti di certi ricchi. E’ una questione di pesi sulla bilancia. Per te, sia che tu sia ricco o meno, cosa pesa di più sulla bilancia? Ma lasciamo stare. Le cose da dire sarebbero tante. Per esempio: perché bisogna parlare male per forza del capitalismo? Perché invece del “socialismo” bisogna parlare sempre bene? Ve l’ho detto. Il vero cancro è il materialismo. Quel culto idolatrico da cui spesso gli uomini di tutti i tempi, di tutte le epoche, si sono fatti irretire, con l’illusione che con la “materia” si potesse sistemare tutto, si potesse far far la pace persino alle inquietudini del nostro animo, alle nostre domande esistenziali, ai nostri dubbi. Per dirla con Sant’Agostino, si è cercato e si cerca di “infinitizzare il finito” finendo inevitabilmente per tradire la natura umana. Leggetevi Dostoevskij. Leggetevi McCarthy. Aprite la Bibbia. Lasciate ai giornalisti da quattro soldi i commenti sui romanzi di “stringente attualità”. Come direbbe il Qoèlet nella celebre traduzione di Guido Ceronetti: “Fumo di fumi, tutto è fumo”.
Pubblicato su “La Voce di Romagna” del 29 agosto 2010

