Archivio per agosto, 2010



Me ne frego di tutto ciò che è di “stringente attualità”. La letteratura deve essere inutile, non deve denunciare un bel niente, non deve avere alcun scopo politico, non deve pretendere di cambiare il mondo, le cose, le persone. Me ne frego di un romanzo che denuncia chissà cosa, che giudica, che vuole farci pensare che l’uomo possa non essere sempre lo stesso. La letteratura, quella vera, è quella che va in profondità dell’animo umano, dell’anima, delle paure, dei sogni, delle esigenze che gli uomini hanno sempre avuto, dal principio della creazione fino ad oggi. L’uomo non cambia. Una rockstar di Manhattan, l’Aborigeno australiano più selvaggio, un centurione romano, un fariseo che abitava ai tempi di Gesù, hanno tutto in comune. Stessi pensieri, stessi desideri, stessa sete d’infinito, stessi problemi e stesse sofferenze. Cambiano i costumi. Cambiano gli accessori. Cambia la tecnica. Ma l’Uomo, lui non cambia mai. Lo  diceva anche Miss Marple, celebre personaggio di fantasia uscito dalla penna geniale di Agatha Cristie. Ce lo dice persino la Bibbia, nel libro della Genesi (8:21): “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto”. Tutto il resto, non è letteratura, ma un qualcosa che si spaccia come tale senza esserlo. Lo dimostra anche il fatto che si calca sempre la mano sull’ipotetico scontro tra ricchi e poveri. Come se lo spartiacque sia la ricchezza. E, così, senza volerlo, si finisce per dare ai soldi, alla Borsa, più importanza di quanto non si vorrebbe dare. Chi ha detto che i buoni sono per forza i poveri? Il Male è il materialismo. Ma chi ha detto che “ricco” significa per forza “materialista”? Certi poveri sono molto più materialisti di certi ricchi. E’ una questione di pesi sulla bilancia. Per te, sia che tu sia ricco o meno, cosa pesa di più sulla bilancia? Ma lasciamo stare. Le cose da dire sarebbero tante. Per esempio: perché bisogna parlare male per forza del capitalismo? Perché invece del “socialismo” bisogna parlare sempre bene? Ve l’ho detto. Il vero cancro è il materialismo. Quel culto idolatrico da cui spesso gli uomini di tutti i tempi, di tutte le epoche, si sono fatti irretire, con l’illusione che con la “materia” si potesse sistemare tutto, si potesse far far la pace persino alle inquietudini del nostro animo, alle nostre domande esistenziali, ai nostri dubbi. Per dirla con Sant’Agostino, si è cercato e si cerca di “infinitizzare il finito” finendo inevitabilmente per tradire la natura umana. Leggetevi Dostoevskij. Leggetevi McCarthy. Aprite la Bibbia. Lasciate ai giornalisti da quattro soldi i commenti sui romanzi di “stringente attualità”. Come direbbe il Qoèlet  nella celebre traduzione di Guido Ceronetti: “Fumo di fumi, tutto è fumo”.

Pubblicato su “La Voce di Romagna” del 29 agosto 2010

Da “La Voce di Romagna” del 14 agosto 2010-Leggi l’articolo

Da “La Voce di Romagna” del 13 agosto 2010-Leggi l’articolo

Non ha senso andare a compilare una lista dei patrimoni dell’anima (sì, mi fa sorridere la parola “cuore”. Il cuore non esiste, non è altro che una funzione vitale, un organo, non è niente di trascendente. Quello che intendiamo esprimere usando la parola “cuore” è il concetto di “anima”. Iniziare a chiamare le cose con il loro nome è già un buon inizio). Non ha senso perché i luoghi, in sé, non hanno alcun valore. Nemmeno se ci scatenano chissà quale potenza onirica. Nemmeno il ricordo di qualcuno o di qualcosa ha senso. Tutto muore, tutto finisce. Tutto è superfluo. L’unico patrimonio dell’anima degno di essere chiamato tale è l’anima stessa. Anzi, è la sua tensione verso l’infinito, verso Gesù, verso Maria, verso il Padre, verso il suo creatore, verso chi la ama profondamente. Questo è il vero patrimonio dell’anima. Dopo di che, se notate quello che ho scritto sopra, noterete che ho barato. E’ vero che non esistono luoghi che in sé possano essere dei patrimoni dell’anima. Ma, per forza di cose, se è vero quello che ho appena detto, ossia che il vero patrimonio dell’anima è la sua tensione verso il divino, è anche vero che automaticamente scartiamo tutto un insieme di cose, di luoghi che non potranno mai essere presi in considerazione, proprio perché soffocano l’amore verso Gesù e Maria. E sì, perché che cos’è che spinge l’anima verso Dio, verso suo Padre? L’amore. Quell’amore di cui, basta guardarsi attorno, le anime cercano nel mondo, nelle persone, nelle cose più sbagliate, ricavandone per contro solo ferite, dolori, disperazione. Se c’è un luogo in cui, inginocchiandovi in preghiera, riuscite a dire un Ave Maria, riuscite a pregare con il cuore, in un dialogo profondo con Dio, raccontandogli tutto quello che vi opprime, le vostre sofferenze, i vostri dolori, ma anche le gioie, le cose belle; se c’è un luogo in cui riuscite a liberarvi delle zavorre del mondo, e, sempre inginocchiati in preghiera, riuscite a chiedere la grazia di perdonare e e perdonarvi, riuscite ad offrire le vostre preoccupazioni per le persone che amate; se c’è un luogo in cui capite che la vostra vita, ogni minimo particolare, ha un senso profondo; ma soprattutto, se c’è un luogo in cui riuscite a togliervi gli occhiali del mondo, che vi fanno vedere le cose offuscate e deformate, che non vi permettono di dare alle cose il giusto peso; se c’è un luogo dove riuscite a fare questo, consideratelo pure il vero patrimonio dell’anima. Ma prima, iniziate a dare da bere alla vostra anima. E vedrete che piano piano non avrà più sete. E’ una promessa. Non mia, ma del Vangelo. Bisogna solo crederci. E capisco che, per chi è imbevuto del mondo, la vera difficoltà, sta tutta qui. Come si dice: “chi riesce a vincere la lotta della preghiera, avrà vinto tutte le lotte”. Venite e vedete.

Pubblicato su “La Voce di Romagna” del 22 agosto 2010

Caro Farrell,

ho letto con attenzione l’articolo che hai scritto qualche giorno fa, in merito a Medjugorje. Questa lettera, che ti scrivo, la rivolgo a tutti quelli che, più o meno, possono pensarla come te. Innanzitutto, volevo dirti che mi dispiace. Mi dispiace che tu non creda a Medjugorje, al fatto che lì, la Madonna, appare ininterrottamente dal 1981. D’altronde non posso, né voglio convincerti. Né ho la pretesa di farti cambiare idea attraverso queste poche righe. Quello che posso provare a fare, nei miei limiti umani, nelle mie debolezze e nella mia profonda imperfezione, è cercare di testimoniarti il “fuoco” di cui si brucia dopo essere stati a Medjugorje. E’ un fuoco strano, caro Nicholas. Non importa quanto forte bruci, quanto sia grande la fiammella che si accende. Lui è lì che brucia. E niente, proprio niente riuscirà più a spegnerlo. Tu ti dichiari agnostico. Ma allo stesso tempo dici che la Madonna a Medjugorje non c’è. Ma, se è vero che sei lì, a Medjugorje, guardati attorno. Non è forse vero che la bontà di un albero, si giudica dai frutti che porta? E quali frutti porta Medjugorje? Sono tante le persone che vanno, che dopo anni (se non decenni) che non si confessavano, si inginocchiano in preghiera, mettono piede in Chiesa, ritrovano la pace, il perdono. Guardati attorno. (continua…)

Da “Il Corriere di Romagna” del 6 agosto 2010-Leggi l’articolo

Da “Il Corriere di Romagna” del 4 agosto 2010-leggi l’articolo

Da “Il Corriere di Romagna” dell’1 agosto 2010-Leggi l’articolo

Dopo le polemiche che hanno riempito la cronaca locale per settimane, è doveroso spendere due righe per raccontare come si è conclusa la faccenda della Family Card.

Dopo che il sottoscritto aveva proposto, nel Consiglio Comunale di Riccione, che l’Amministrazione adottasse una card di sconti per la famiglie bisognose e numerose per l’acquisto di beni di prima necessità, e dopo che la Sinistra e il PdL avevano deciso di bocciare questa idea, perchè l’ordine del giorno era stato scritto dal sottoscritto, la Family Card è approdata in Provincia di Rimini, dove, a fine luglio, è stata votata all’unanimità.

L’Ordine del Giorno, presentato su mio suggerimento dal Consigliere Provinciale del Pdl Marina Mascioni, ha avuto la firma di tutti i gruppi consiliari. Un grazie speciale va quindi dato al Consigliere Mascioni del PdL ( e a quanti nel PdL hanno creduto in questo progetto), al gruppo consiliare del Partito Democratico, dell’UDC, della Lega Nord e dell’Italia dei Valori.

Ecco un bell’esempio di come sia possibile che la politica, mettendo da parte ideologie ed etichette, costruisca qualcosa di buono per la Comunità. Al di là di tutto e di tutti.

Certo, la Family Card non risolverà la crisi economica, ma almeno permetterà, se ben attuata, di aiutare chi ha bisogno e chi ha molti figli nell’acquisto di beni di prima necessità.

Un grazie ancora a tutti i Partiti politici rappresentati in Provincia di Rimini, che si sono dimostrati, contrariamente alla miopia e alla pochezza  dimostrate dai gruppi consiliari del Consiglio Comunale di Riccione (sia nel centrodestra che nel centrosinistra).