Il King’s College di Londra (comunemente chiamato “King’s”) è la terza università più antica d’Inghilterra. E’ stata fondata da Re Giorgio IV nel 1829. Nel 1836 divenne uno dei due college che diedero inzio alla University of London. Dal King’s sono usciti ben 10 premi Nobel. Nelle classifiche è la 21esimma Università migliore al mondo e il Sunday Times l’ha riconosciuta come “Università dell’anno 2010/2011”. Il nome (King’s) proviene dal patrocinio che Re Giorgio IV gli diede. Mentre infatti la UCL (University College of London), che è una delle altre Università che a Londra competono con il King’s, fu fondata da Ebrei, Utilitaristi e Cristiani non-Anglicani, e fu fondata come “istituzione secolare”, il King’s nacque come Università di stampo religioso, prettamente Anglicano. Lo conferma la presenza della bella e grande cappella, posizionata al centro dello Strand Campus (uno dei quattro campus che compongono il King’s College). Tra i tanti personaggi famosi che hanno studiato al King’s oltre ai Premi Nobel, anche personalità eminenti della politica, delle scienze e della letteratura. Dopo 180 anni di trattative con l’Agenzia delle Entrate che occupava l’edificio, dall’anno prossimo la School of Law traslocherà nella vicina Somerset House.
Il King’s College di Londra, una delle più prestigiose università europee da cui sono usciti dieci premi Nobel (Secondo il Sunday Times Award il King’s College è stata definita “Università dell’anno 2010/2011 e secondo le statistiche è la 21esima in graduatoria tra le Università migliori del mondo) ha concluso da tre anni un accordo con l’Università di Bologna un prestigioso accordo nelle materie giuridiche. Intervistiamo la Prof. Lucia Serena Rossi, ordinario di Diritto dell’Unione Europea nella Facoltà di Giurisprudenza bolognese, che ha promosso l’accordo e che coordina i vari aspetti di questa collaborazione.
Com’è nata questa cooperazione? Sin dal 2005 sono visiting professor presso la School of Law di quell’Università, così ho pensato di approfittarne per instaurare una cooperazione più ampia che coinvolgesse anche gli studenti del nostro Ateneo. Innanzitutto ho promosso uno scambio Erasmus, tuttora in vigore, grazie al quale gli studenti possono usufruire di piccole borse di mobilità per trascorrere alcuni mesi nell’altro Ateneo. Poi abbiamo negoziato un accordo innovativo, in base al quale gli studenti delle due Facoltà possono ottenere il doppio titolo di laurea magistrale italiana e LLM inglese a condizioni particolarmente vantaggiose per entrambe le parti. Non è stato facile trovare un punto di incontro fra due modelli universitari ispirati a regole così diverse, ma alla fine ci siamo riusciti. E siamo gli unici in Italia.
In che modo gli studenti italiani sono avvantaggiati? I nostri studenti hanno innanzitutto uno sconto sulle tasse di iscrizione inglesi e non pagano l’iscrizione al quinto anno in Italia. Inoltre risparmiano un anno di tempo perché riescono ad ottenere il titolo di Master prima e non dopo la laurea italiana perché la Facoltà di Giurisprudenza riconosce tutti gli esami dati a Londra come esami propri. La tesi infine, svolta nelle due lingue, può essere sullo stesso argomento. Abbiamo dieci posti a nostra disposizione, che non sono pochi in un corso a numero chiuso e facciamo noi stessi la selezione. Naturalmente quelli che partono sono bravissimi, anche perché, oltre a conoscere ottimamente l’inglese, devono aver sostenuto in Italia tutti gli esami obbligatori entro il luglio del quarto anno. Gli studenti mi sembrano entusiasti. Londra è una città meravigliosa per i giovani, viva e vibrante, e l’ambiente del King’s è al tempo stesso esigente ma informale, rigoroso ma non conformista, insomma un ottimo posto non solo per imparare il diritto ma anche per imparare a ragionare. Un anno passato con professori e compagni di studio provenienti da tutto il mondo apre la mente e aiuta a capire i fenomeni complessi della globalizzazione.
E quali effetti può avere questa cooperazione per la Romagna? Innanzitutto sia l’Erasmus che l’accordo per il doppio titolo si applicano tanto alla sede bolognese quanto a quella ravennate della Facoltà di Giurisprudenza. Inoltre da molti anni organizzo anche una Summer School sulla protezione europea dei diritti fondamentali che si tiene normalmente a Bertinoro, in cooperazione con il King’s College e l’Università di Strasburgo (Francia). Sia gli studenti che i professori sono incantati dalla bellezza delle strutture -teniamo i corsi nella Rocca- , ma anche dalla cucina e dal vino e dall’ospitalità. I Romagnoli non sono solo simpatici, sanno anche essere degli organizzatori efficientissimi.
Qual è il futuro di questa cooperazione? Innanzitutto abbiamo avviato con il CIRDE (il Centro interdipartimentale di ricerche sul diritto europeo dell’Università di Bologna) anche un’attività di ricerca congiunta , che è stata finanziata dall’Unione europea. Abbiamo però un problema generale di finanziamento. La Summer School si può tenere a Bertinoro solo perché -e sino a che- la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ci aiuta generosamente a pagare i costi della struttura organizzativa bertinorese . Ma soprattutto avremmo bisogno di borse di studio per gli studenti che partecipano all’accordo del doppio titolo. Se c’è qualche sponsor in Romagna che può essere interessato a legare il proprio nome ad un’iniziativa così prestigiosa è pregato di farsi avanti.
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