Archivio per la categoria ‘Antimoderni’



La democrazia è finita, andate in pace. E poi c’è chi si lamenta del centrodestra, sempre a dire e scrivere che tutti i mali sono incarnato nel presidente del consiglio, è colpa sua, tutto è colpa sua. Non c’è lavoro? Colpa di Silvio. L’economia non butta poi tanto bene? Colpa di Silvio. Vostra moglie non ve la dà? Sempre colpa sua. E allora, gira che ti rigira, alla fine finisci per crederci, che sia effettivamente così, che basti eliminare lui e tutti i nostri guai, tutte le malattie endemiche della nostra piccola e povera italietta spariranno così, come con un colpo di bacchetta magica. Magari. Magari fosse così. Vorrebbe dire che tutto starebbe per finire, che nel giro di poco tempo riusciremo a toglierci dalle balle le nostre divisioni, l’economia che non va, la scarsa qualità dei servizi, l’eterna lotta tra campanili scalcagnati, la paralisi culturale, morale, mentale che ammorba come un cancro gli italiani, se mai sono esistiti. Se così fosse, basterebbe qualche coltellata a Cesare perchè la Repubblica torni a vivere, perchè i costumi imbarbariti riprendano il vecchio splendore perduto. (continua…)

Immaginiamoci la scena. Avete fame, aprite il frigo, vedete che non c’è nulla, ma proprio nulla che vi soddisfi. Uscite di casa, entrate in un supermercato per fare la spesa, andate alla cassa, aprite il portafoglio, pagate con delle banconote il conto che vi presenta la cassiera. Questo è il quadro, il dipinto di cui voi siete i protagonisti, la vera e propria opera d’arte della decadenza che verrà esposta tra qualche centinaia di anni in un museo di un’altra civiltà che ci avrà sepolti come delle mummie ammuffite. Poi c’è lo sfondo, e sullo sfondo c’è la crisi economica, inflazione, bolle finanziarie che scoppiano, prezzi che salgono, le banche centrali che intervengono per tagliare il costo del denaro, politiche keynesiane di aumento della spesa pubblica, salvataggi di banche, colossi assicurativi, lo stato c’è. E poi, proprio nell’angolo del quadro, ci sono i soloni di turno, i politici, i ministri dell’economia e i presidenti delle banche centrali che gridano a gran voce che il libero mercato ha fallito, che il liberismo è morto, che la baracca la salverà lo stato, che la mano invisibile verrà sostituita da quella visibile e pesante dello stato, del governo, che acquista sempre più potere a scapito della vostra libertà economica, che pianifica, controlla prezzi e salari, che interviene e mette mano su tutto quello che c’è da mettere mano. (continua…)

Ti saluto per sempre amico mio, addio, ti ho voluto bene, te ne voglio ancora. Delle volte si piange più per un’amicizia morta, di quanto si piangerebbe per un amico morto. Truman Capote l’aveva capita fin dall’inizio, lui, con la sua vita sgangherata, infanzia infelice, traumatizzata, senza speranza, lui che aveva creduto che il massimo del massimo sarebbe stato mettere piede nell’alta società, in quella che è una casa costruita sulla sabbia, senza fondamenta, coi muri vecchi e decrepiti che sembrano nuovi. Si versano più lacrime per le preghiere esaudite, che non per quelle che sono rimaste lassù, inascoltate, in attesa, in coda. Chi siamo noi per giudicare il tempo in cui Dio deve rispondere, se deve rispondere. Nulla. Non sono altro che una misera canna spezzata dall’uragano. Ti saluto per sempre, addio. Lo dico a te, a te che sei stato una delle preghiere esaudite, a te che ho voluto un bene gratuito, disinteressato, senza mai pretendere nulla in cambio, a te che sapevi farmi sorridere con uno sguardo, a te che sapevi rendermi migliore semplicemente con la tua presenza.

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Per comprendere il mistero dell’esistenza bisogna essere il rinnegato dei rinnegati, l’ultimo reietto dei reietti, un lupo solitario mandato via a calci dal proprio clan, braccato da uomini e animali, inseguito dal proprio passato, in cerca del proprio futuro. Il poeta, l’artista, lo scrittore, non cerca né applausi, né sguardi felici. E’ lì, solo, mentre attraversa il deserto in cerca di una fonte santa e pura in cui ristorarsi. Un lupo solitario. La notte è calata lì sull’orizzonte, mentre il lupo si trascina faticosamente sull’altura ricoperta di sabbia, guarda la luna, ulula, poi guarda a terra, e con la zampa insanguinata traccia una linea, poi un’altra, un’altra, un’altra. Un quadrato. Si accuccia lì nel mezzo, riposa. Non aveva mai voluto essere solitario. Avrebbe voluto un clan, un branco, qualcuno da servire, da stringere a sé. Eppure il clan lo ha respinto, abbandonato. (continua…)

Tutto era disgustosamente sporco. Eravamo seduti a mensa mentre tutti mangiavano, contenti di quello che avevano sotto i denti, nel piatto davanti a loro, contenti di poco, seduti uno accanto all’altro, bei sorrisi, gran saluti, bacini sulle guance, bei vestiti e profumi costosi, telefoni cellulari all’ultimo grido. Il cuoco toccava ogni cosa con le mani, la carne, le patate, il burro, le verdure, i soldi, poi, tutto sudato, si portava le mani al viso e se lo puliva, e mentre lo faceva gli rimanevano attaccati pezzetti di cibo che ricadevano inumiditi di sudore nelle vaschette lì sotto, da dove, con un mestolo da due soldi, scavava con forza per riportare alla luce quei pezzetti di cibo, muffe, vermi, che serviva gentilmente alla fila davanti a lui. Tutti erano bravi, nessun rumore, nessuno urlava, tutti sorridevano in silenzio, era già successo, chi non aveva rispettato la fila, o chi aveva osato parlare ad alta voce, chi aveva fatto osservare che tutto era un putridume, era stato cacciato via a calci dalla mensa. Il cuoco non aveva fatto una piega, non si era minimamente scomposto. (continua…)

Si fa una gran fatica a non odiare l’umanità, a non considerarla la sciagura delle sciagure, una delle piaghe con cui Lui ha punito il mondo, se stesso. Lo aveva scritto, mai e poi mai avrebbe più scatenato diluvi o abbattuto castighi sull’uomo, perché il male fa parte del lato più oscuro e profondo della natura umana. Difficile non considerare l’umanità come castigo a se stessa, come se, per punire qualcuno dei suoi vizi, lo si prendesse e lo si catapultasse in una stanza buia, condannato a vivere per l’eternità con tanti piccoli sé, ognuno con un vizio particolare, amplificato all’ennesima potenza, senza mai nessuna possibilità d’uscita, se non aspettare la morte o scegliere l’autodistruzione. Alle persone ci si affeziona, c’è un bisogno mentale oltre che fisico. Ma l’umanità, che scandalo, l’umanità non esiste, è solo una snervante somma matematica di tanti piccoli esseri che si credono chissà chi, che scopano, cagano e pisciano e che mangiano, credendo poi che tutto sia un rito, una forma, che tutto sia da imprigionare, catalogare, schedare. E’ tutto finito, che gran titolo, quello di ieri sul giornale, che gridava a gran voce che l’umanità è persa, perduta, che oramai ha esaurito persino i suoi vitelli d’oro da adorare, che continua a distruggere senza mai ricostruire, ma costruire cosa, basta usare le parole che si devono usare, chiamare le cose con il loro nome, buttare le crisalidi vuote, porre qualche pietra, definire qualche cosa, riportare l’antico equilibrio tra forma e sostanza. (continua…)

Dichiarazione di Indipendenza del popolo italiano da se stesso. Richiesta agli Stati Uniti di far parte del popolo americano


In Congresso, 4 luglio 2009

Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che ha con se stesso e con il proprio Stato e assuma tra le potenze della terra lo stato di potenza separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura

gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che quel

popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione da se stesso e alla confluenza in un altro Stato, con un altro popolo, che gli consenta di liberarsi dalla schiavitù in cui i suoi stessi governanti e una parte del popolo stesso lo hanno fatto precipitare.

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono

creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi

diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; (continua…)

Gli Eletti

Gli Eletti

Sì, lo so, non ce ne sono molte in zona Rimini di iniziative culturali, ma quando è troppo è troppo, persino per chi è cattivo per natura come me. Sì, perché se da un lato la mancanza di cultura fa male come uno spino conficcato nel cuore, dall’altro, quando si vuol pretendere (nel senso più vicino del verbo inglese to pretend, aspirare, fingere, simulare) di far cultura nel modo sbagliato, allora forse è meglio non fare nulla, chiudersi in un silenzio contemplativo e basta. Sì, però è vero, un po’ di buona volontà c’è forse, ma non ne sono poi così sicuro. A forza di venderci e rivenderci che la cultura debba essere diffusa, che la cultura debba appartenere a tutti, essere per la massa, abbiamo dimenticato una delle più grandi verità, ossia che la cultura, quella vera, quella fatta di scoperte e pensiero critico è tutt’altro che inclusiva, è esclusiva, di nicchia, d’élite, è per pochi eletti, perché è un dato di fatto, c’è chi nasce stupido e chi nasce intelligente e comunque c’è chi nasce più intelligente di altri. (continua…)

Non si fa altro che parlare della cucina italiana, del fatto che in Italia si mangia bene e sano, della dieta mediterranea, dell’uso di ingredienti tipici e genuini nella dieta. Stronzate. A parte il fatto che la dieta mediterranea non esiste più, che gli ingredienti e le materie prime italiane non  sono più genuine o sane delle stesse degli altri paesi. Il punto è che quelle cose che noi crediamo essere i punti forti della nostra cucina, non ci appartengono più, non sono più nostri. Prendiamo la pizza per esempio. Noi crediamo che la vera pizza sia quella italiana, la nostra, quella che andiamo a  mangiare in pizzeria la sera. No, niente di più falso. La vera pizza è quella americana, quella grossa e alta e unta, quella che vediamo nei film, quella che se ne mangi una fetta stai bene tutto il giorno. (continua…)

Allegoria della Vanità

Ehi voi, sì, dico a voi, meschine ed infime formichine laboriose e affaccendate, sì, proprio voi che ora come ora vi state guardando allo specchio, prima di cospargervi il collo di essenza di mughetto, sì, proprio voi che vi siete appena fatti il bidè e che siete ben puliti, docciati, sbarbati, profumati, ora che correte a mettervi la camicia inamidata e i pantaloni fichi. Eccovi lì, pronti a correre e correre, a preoccuparvi, affannarvi, cosa si mangia, porta il pupo a scuola, vai a lavoro, guarda il culo della segretaria figa, litiga col capo, consegnagli il progetto in tempo, corri a casa, porta fuori il cane, bacia tua moglie, telefona all’amante, preparati per la serata.

(continua…)