lug
15
2010
Cambiamo i nomi delle strade
Autore: andrea
Ho sempre avuto una certa antipatia nei confronti dei nomi delle vie, della cosiddetta “toponomastica”. Un po’ perchè mi fa letteralmente ridere il fatto che una città (qualunque essa sia) dedichi dei viali a poeti illustri, personaggi di spessore, scienziati e uomini politici, senza sapere nulla di loro, senza che la loro storia, le loro gesta, le loro opere letterarie abbiano fatto un minimo di differenza tra gli abitanti di quella città. In poche parole, strade, viottoli, viali e vie, per non parlare delle piazze, vengono dedicate con troppa facilità. E, la mia antipatia, è anche dovuta al fatto che spesso quei personaggi non appartengono per nulla alla città, agli abitanti. La toponomastica è diventata una sorta di Pantheon politicamente corretto degli dèi Mani che sono degni di essere ricordati, menzionati, citati. Niente come la toponomastica si presta a strumentalizzazioni politiche, a rivendicazioni ideologiche. Fateci caso: non appena cambia il regime, prima ancora di cancellare la storia, si cambiano i nomi alle vie. Ecco perchè io, personalmente parlando, eliminerei totalmente i nomi dalle “vie”. Mettiamo dei numeri al posto dei nomi. Facciamo come fanno già negli States. Via 1, via 2, via 33. Oppure delle lettere. Via A, Via B, Piazza Rw. Se per caso vi trovate in una città in cui non siete mai stati prima, se le vie sono contrassegnate da numeri o lettere, sarà più facile trovare la via che cercate. Anche se si tratta del viottolo più piccolo e più imbucato. La matematica è matematica. Ogni numero ha un suo posto ben preciso, così come le lettere. Questo gran casino delle vie si vede benissimo a Riccione. Pensiamo solo a Viale Dante. Quanti Riccionesi pensano alla Divina Commedia mentre passeggiano tra le vetrine dei negozi, e spendono i soldi di papà? Cosa c’entra Riccione con Dante Alighieri? Pensiamo a tutte le altre vie, come il quartiere dedicato ai fiumi. Via Panaro, via Sesia, via Po. La maggior parte dei Riccionesi non sa nemmeno che sono fiumi, figurarsi se sanno dove si trovano. Nemmeno con la cartina davanti. E poi scusate, ma che senso ha, a Riccione, avere dei viali dedicati a fiumi? Oppure pensate al quartiere, in zona nord, dedicato alle cittadine liguri. Pensate ad alcuni viali del Paese, dove nemmeno la furia comunista, con l’ansia tremenda di cancellare tutto ciò che ricordasse il passato fascista e coloniale, è riuscita a spazzare via la toponomastica legata alle città d’Africa e all’epoca coloniale. Per non parlare del quartiere dedicato ai poeti come Tasso, Leopardi, Foscolo, e chi più ne ha più ne metta. Cosa volete che gliene freghi ai Riccionesi della “Gerusalemme Liberata”, dei “Sepolcri” o dello Zibaldone, del Canto notturno di un pastore errante nell’Asia? Non sono “cose” utili per un Riccionese che si rispetti. (continua…)

Non so il perchè, ma noi, noi che viviamo in quest’epoca, in questo secolo, in questi anni, siamo molto fortunati. Anzi, il perchè lo so eccome. E’ la prima volta, dai tempi di Gesù, che l’Umanità sta vivendo un’occasione straordinaria: la possibilità di comprendere fino in fondo la storia passata e quella presente. Perchè? Grazie a Maria, la Madre di Dio, che sta apparendo instancabilmente in vari punti della Terra, portando a tutti noi un messaggio di speranza e di amore.
Cari ragazzi e cari Professori,
C’è un piccolo e semplice strumento che i Comuni possono adottare per aiutare le famiglie numerose e bisognose. Non costa nulla e porta piccoli ma concreti e tangibili benefici, vantaggi e agevolazioni alle famiglie che, proprio in questo momento storico, soffrono di più per la crisi e fanno fatica ad arrivare a fine mese. Sto parlando della “Family Card” (per chi non parla la lingua d’Albione, si tratta di una “Tessera Famiglia”), ossia una Carta emessa senza costo dai Comuni che permette a chi ne ha diritto, di ottenere agevolazioni e sconti applicati direttamente dalle aziende e dagli operatori commerciali. La Provincia di Roma e altri enti pubblici e Comuni ci hanno già pensato. Come funziona? E’ semplicissimo. Il Comune (o la Provincia) si siede attorno ad un tavolo con le categorie economiche e gli operatori commerciali dei centri storici e delle periferie che dimostrano interesse verso questa iniziativa e decide le modalità attraverso le quali individuare chi ha diritto ad ottenere la Family Card. Una delle modalità è quella di far muovere insieme il criterio del numero di figli e quello del reddito. Come fa già la Provincia di Roma. Dai due figli in su, più figli hai e più il tetto del reddito si alza. A scaglioni. Una sorta di “scala mobile” che richiede un reddito più basso per chi ha meno figli e un reddito più alto per chi ha più figli.
Caro Amico,
La Chiesa è una grande foresta. E come in tutte le grandi foreste, quando cade un albero, c’è un gran rumore. Tutti gli animali sono spaventati, fuggono da ogni parte. Gli uccellini volano via, cercando di soccorrere i piccoli che se ne stavano ancora nel loro nido, sicuri. Gli scoiattoli corrono di qua e di là, cercando rifugio presso un altro albero, nella speranza che non cada pure quello, abbattuto da qualche taglialegna cattivo o da un fulmine malvagio. E ogni albero che cade non può che far male anche agli altri alberi, anche a quelli più saldi. Se infatti un albero sano e forte si trovasse vicinissimo a quello che cade, non potrà che farsi male anche lui, esserne in qualche modo scorticato, ferito. Se a cadere sono molti più alberi, allora si pone un problema non indifferente. Quella che prima era vista come una foresta bella, rigogliosa, forte, in grado di offrire rifugio e nutrimento a tutta una schiera di anime, inizia a perdere credibilità di fronte a tutti. Si inizia a dubitare anche degli alberi più belli, di quelli che paiono saldi, pieni di fiori e di frutti, ricchi di vita. Tutti quei poveri animali impauriti e in cerca di riparo si chiederanno se ne varrà la pena fidarsi di nuovo, provare a cercare rifugio presso gli altri alberi. E se cadranno anche loro? E se ci fidiamo degli alberi sbagliati? Molti così fuggono dalla foresta. Se ne vanno dalla Chiesa. Quello che bisogna fare in questi casi è mantenere la calma e pensare al fatto che, come accade di fatto in una foresta, fa molto più rumore un albero che cade, piuttosto che tutti gli altri alberi che crescono. E così è la Chiesa.
E ora un po’ di ossigeno. Si parla di preghiera, quella vera, fatta con il cuore, semplice, quel dolce sussurro che parte dal cuore e arriva (ovvio, sto parlando per chi ci crede) dritto dritto in cielo, senza fronzoli, senza inni di particolare bellezza o complessità. Certo, nulla da ridire sugli inni composti per dare gloria a Dio. Però, la preghiera che viene dal cuore è tutt’altra cosa. Chi prega lo si vede. Lo si vede negli occhi. Gli occhi di chi prega hanno una luce particolare, un qualcosa che non si incontra da nessun’altra parte nel mondo. Lo so, non mi so spiegare. Però è così, basta essere allenati, un po’ attenti, e vedrete che riconoscere chi prega, sarà un gioco da ragazzi. Perché oltre ad un non-so-che che traspare dagli occhi, dal modo di sorridere, chi prega, vive la propria preghiera. Lo si vede nel modo di vivere la vita, di trattare gli altri, nel suo modo particolare di voler bene alle persone e di volere il bene delle persone che incontra. Non si tratta di buonismo. Non voglio essere frainteso. Chi prega si comporta in un certo modo nella vita perché la preghiera cambia la vita da così a così. Mettete la preghiera al centro della vostra vita e vedrete che avrete fatto la più grande delle rivoluzioni. Il mondo non ha bisogno di chissà quali cambiamenti, di chissà quali rivoluzioni. Il mondo ha bisogno di preghiera. E se ognuno di noi pregasse con il cuore, il mondo cambierebbe ed avverrebbe la rivoluzione delle rivoluzioni: la rivoluzione dell’Amore.
Possibile che i bambini, in modo particolare i neonati, non si possano vendere legalmente? Capisco che c’è la Costituzione, e la Carta dei diritti umani, l’Unione Europea, le leggi, le sentenze che dichiarano che né il corpo umano né gli organi e né tanto meno i bambini possano essere venduti. Tutto giusto, per carità. Il punto è un altro. E mi è venuto in mente studiando la disciplina della patria potestà nel diritto costantiniano, all’epoca del grande imperatore Costantino e di Valentiniano III. Costantino fece moltissimo per evitare che i neonati venissero venduti. Garantì delle elargizioni alle famiglie che non potevano permettersi, a causa di una grave povertà, di mantenere i figli. E, siccome all’epoca non si scherzava, i figli che non potevano essere mantenuti o si uccidevano o si esponevano.