feb
9
2010
Tutte le tv trasmettono in Inglese. E noi?
Autore: andrea
Non mi piace la tv. Non la guardo più. Saranno almeno due anni che non prendo il telecomando in mano, che non faccio zapping, che non guardo fiction, talk-show e pseudo film all’italiana. Ma non per scelta. Cioè, non che sono pazzo, che mi sono svegliato una mattina e ho deciso che di lì in poi non avrei più guardato la tv. Non è stata nemmeno un decisione. E’ che a un certo punto non ne ho sentito più l’esigenza. Tempo perso. In tv non c’è cultura e non c’è nemmeno il cinema. Per vedere i film infatti, quelli seri, bisogna avere la pay tv, oppure guardarsi i dvd. E siccome a me piace il cinema, i film me li continuo a vedere, ma in dvd. Anche perché sui dvd c’è il doppio audio e posso guardarmeli in lingua originale, in inglese e in francese per esempio. Ieri sera sono tornato a casa. (continua…)

Ho sempre preferito la periferia, al centro. A parte il fatto, che se fosse per me, la periferia non esisterebbe piu. Varrebbe la pena cancellarla, eliminare qualsiasi differenza tra il centro e la periferia di una città. Come hanno fatto negli States, dove nelle grandi metropoli, non sanno nemmeno cosa sia una città strutturata in centro e periferia. Ci sono tanti distretti, ognuno con delle case, negozi, uffici, servizi. Nelle città italiane invece c’è un centro, che scoppia di vita, e poi la periferia, spesso zone-dormitorio, dove non c’è nulla. Faccio una premessa: sono nato nella periferia di una grande città, ci sono cresciuto, so che vuol dire. La periferia è una zona di frontiera, un ghetto per i disgraziati, per gli emarginati. Criminali, prostitute, famiglie disperate e disagiate non possono evitare che le loro esistenze si incrocino in una strada di periferia, nei quartieri delle case popolari. Non possono fare a meno di ritrovarsi nei giardini sotto casa, tra cacche di cani, siringhe lasciate lì dai tossici, e marciapiedi e panchine dissestate. Sono rimasto a Bologna, questo week-end. Arroccato nel mio fortino piu mentale che fisico, sono rimasto a Bologna, in mezzo alla bufera di neve, in periferia.
Dopo che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo si è pronunciata decidendo che la presenza del Crocifisso nelle scuole lede la libertà religiosa, si è scatenato il dibattito. In realtà, come dimostrato già le precedenti pronunce dei tribunali amministrativi e del Consiglio di Stato, senza trascurare la Corte Costituzionale, che più volte ha tentato invece di tirarsi fuori dalla “disputa”, la questione relativa alla libertà religiosa, alla laicità, e quindi all’opportunità che un simbolo religioso come Cristo sulla Croce sia appeso negli edifici pubblici, ha già trovato spazio sui media e nei dibattiti del bar sotto casa. Cerchiamo quindi di arrivare al punto. La Croce, se esposta in luogo pubblico, lede la libertà religiosa, in quanto, così almeno si dice, potrebbe influenzare i bambini o i ragazzi che invece, in teoria, dovrebbero essere liberi di scegliere autonomamente e senza condizionamenti esterni imposti, se aderire ad una confessione religiosa piuttosto che ad un’altra oppure se, come spesso accade, scegliere di non aderirne ad alcuna.
Quando si parla di libertà economica la sinistra storce il naso piuttosto spesso. Negli States li chiamano liberal. Come i più di voi già sapranno, il termine liberal non ha nulla a che fare con il pensiero liberale. Sono quelli che in Italia starebbero a sinistra, che non si scandalizzano se lo stato interviene in economia limitando il libero mercato. Ma lasciamo stare gli States. Restiamo in Italia, anzi restiamo ancora più vicino, rimaniamo in Emilia Romagna. Andate a leggervi la legge regionale dell’Emilia Romagna numero 6 del 2007, in materia di distribuzione commerciale. E’ una legge fortemente statalista e profondamente irrispettosa della libertà economica. Hai voglia a sostenere che ci possa essere la libertà individuale senza la libertà economica. Questo lo dice la sinistra, che ha una concezione statalista e antiliberale dell’economia, pensando che il mercato si possa pianificare, che l’economia debba essere controllata. Lo dicevano anche in Russia qualche tempo fa. E non è andata così bene. Lo dicevano anche in Cina. E hanno cambiato idea. In Italia invece c’è ancora chi la pensa così. E c’è persino chi sostiene che il libero mercato vada limitato, ora che c’è la crisi. Prima di parlare, si consiglia di studiare. La crisi c’è perchè lo stato ha troppo potere.
Un gran pezzo di felicità si misura grazie al Sil, il Sesso interno lordo. Certo, capisco che non tutta la felicità viene dal sesso, che c’è anche lo spirito e non solo la carne, che l’anima deve comandare sul corpo e non viceversa, ma non si può esagerare nemmeno dall’altro lato, c’è anche il corpo, la carne, anche il sesso vuole la sua parte. E se non gliela date (non pensate subito male) il corpo se la prende. E allora datela, prendetela, oppure, se preferite, trasformate tutto al maschile, datelo, prendetelo. Le opportunità sono infinite. E non è nemmeno detto che dovete sfruttarle una alla volta. Il piatto forte di certe cucine prevede una mescolanza di sapori e di ingredienti da far rabbrividire persino il più moderato dei benpensanti culinari. Eppure è così, l’unica cosa che tira (smettete di pensare male, per favore) in tempo di crisi è solo il sesso femminile, inteso come parte per il tutto o tutto come parte.
Bisogna intendersi su cosa vuol dire “valle dell’ugola”. Eh no, perché se pensate a quello che penso io, il nome spetterebbe di brutto alla nostra Riviera. Grande ugola. Le ragazze dalle nostre parti la usano per altri lavori. Anzi. Se nelle Marche ugola è sinonimo di urla, rumore, rimbombo dolce e soave, persino poetico, da noi ugola fa rima con silenzio. Difficile che non stia zitta, la povera malcapitata (o ben capitata, dipende dai punti di vista). Sfido io a parlare. Per quanto riguarda Paolo e Francesca, se proprio avete voglia di amorosi gemiti, non solo sul far della sera, ma sul far del mattino, del pomeriggio, della strada, del parco, delle cabine al mare, o perché no, sul far del faro del porto, tra gli scogli, sulle brandine, nemmeno Tinto Brass aveva tutta sta fantasia, niente di meglio della Riviera Romagnola.