Archivio per la categoria ‘Costume & società’



Non mi piace la tv. Non la guardo più. Saranno almeno due anni che non prendo il telecomando in mano, che non faccio zapping, che non guardo fiction, talk-show e pseudo film all’italiana. Ma non per scelta. Cioè, non che sono pazzo, che mi sono svegliato una mattina e ho deciso che di lì in poi non avrei più guardato la tv. Non è stata nemmeno un decisione. E’ che a un certo punto non ne ho sentito più l’esigenza. Tempo perso. In tv non c’è cultura e non c’è nemmeno il cinema. Per vedere i film infatti, quelli seri, bisogna avere la pay tv, oppure guardarsi i dvd. E siccome a me piace il cinema, i film me li continuo a vedere, ma in dvd. Anche perché sui dvd c’è il doppio audio e posso guardarmeli in lingua originale, in inglese e in francese per esempio. Ieri sera sono tornato a casa. (continua…)

jennyUna serata per ricordare Jenny non basta. Il 15 novembre ci siamo ritrovati tutti al Palaterme per festeggiare quello che avrebbe dovuto essere il suo diciottesimo compleanno. Ho già scritto più e più volte quello che provavo per Jenny, la mia cara amica, che se ne è andata da ormai un anno. Forse sono la persona meno indicata per scrivere di lei, per raccontare in maniera oggettiva quella serata di Novembre, il giorno della sua festa, di come mi sono emozionato davanti ad Andrea Tosi e Massimo Montanari che hanno cantato per Jenny, che sono miei amici, che sono stati suoi amici. Forse sono la persona meno indicata per scrivere di lei anche perché sono molto amico dei suoi genitori, di Mirco e Roby, cui voglio molto bene, che mi hanno e mi vogliono bene come degli zii. E, infine, non sono la persona più adatta a parlare di quella sera perché il “giornalismo” di tendenza, quello che piace ai giornali, alla cronaca di internet, è quello sterile e oggettivo, quello che non permette emozioni, che non tollera che non si rispetti la regola delle cinque W (e cioè la prima regola del giornalismo, ossia raccontare Chi ha fatto Cosa, Dove e Quando e Perché), questo tipo di giornalismo classico, non mi è mai piaciuto. Io, nelle cose che faccio, nelle persone che incontro, nei rapporti di amicizia, ci lascio brandelli d’anima. Non posso essere oggettivo, non ci riesco. (continua…)

Ho sempre preferito la periferia, al centro. A parte il fatto, che se fosse per me, la periferia non esisterebbe piu. Varrebbe la pena cancellarla, eliminare qualsiasi differenza tra il centro e la periferia di una città. Come hanno fatto negli States, dove nelle grandi metropoli, non sanno nemmeno cosa sia una città strutturata in centro e periferia. Ci sono tanti distretti, ognuno con delle case, negozi, uffici, servizi. Nelle città italiane invece c’è un centro, che scoppia di vita, e poi la periferia, spesso zone-dormitorio, dove non c’è nulla. Faccio una premessa: sono nato nella periferia di una grande città, ci sono cresciuto, so che vuol dire. La periferia è una zona di frontiera, un ghetto per i disgraziati, per gli emarginati. Criminali, prostitute, famiglie disperate e disagiate non possono evitare che le loro esistenze si incrocino in una strada di periferia, nei quartieri delle case popolari. Non possono fare a meno di ritrovarsi nei giardini sotto casa, tra cacche di cani, siringhe lasciate lì dai tossici, e marciapiedi e panchine dissestate. Sono rimasto a Bologna, questo week-end. Arroccato nel mio fortino piu mentale che fisico, sono rimasto a Bologna, in mezzo alla bufera di neve, in periferia.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota di Alessandro Pracucci, presidente della “Giovane Italia” di Rimini, in risposta agli attacchi del Consigliere Provinciale del PDL Franca Mulazzani nei confronti di Andrea Usai apparsi sulla stampa di oggi, mercoledì 9 dicembre 2009. Ringraziamo per la solidarietà.

“Non posso minimamente accettare la posizione presa dalla Mulazzani contro il “ragazzino” Usai. Come giovane, ragazzo, o meglio “ragazzino” visto che sono anche più piccolo dell’amico Usai, nonché, come Presidente della Giovane Italia, chiamata a coinvolgere i giovani nella politica a partire dai 14 anni sino ai 35, non credo che la posizione presa dal consigliere Mulazzani possa essere né condivisa né accettata da nessuno. La maturità non si giudica dalla carta di identità, ma dalle esperienze, dalle capacità, dalla disponibilità e dalla passione che una persona dimostra di avere. Grazie al cielo il consigliere Mulazzani non si interessa di pittura, Masaccio morto a 27 anni non avrebbe potuto mostrare il suo talento, non si interessa di scienza, altrimenti non avremmo potuto avere la Teoria della relatività di Einstein elaborata a “soli” 26 anni, non si interessa di calcio, Rivera non avrebbe mai potuto debuttare a 16 anni in serie A, non si interessa di musica, altrimenti Mozart che a 5 anni componeva sarebbe stato un millantatore. Altri esempi si sprecano, ma riguardano anche la quotidianità, fatta di giovani che si impegnano nel lavoro, nello studio, nel volontariato, “ragazzini” che portano il proprio impegno nella vita di ogni giorno, dimostrando con le loro azioni, con i loro fatti, una maturità tale che molti più anziani non dimostreranno mai. (continua…)

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Senza andare troppo lontano, basta farsi un giretto a Londra o Parigi per capire quale sia la differenza. E quando parlo di Londra o Parigi, non mi riferisco alle periferie malfamate o ai quartieri pericolosi. Mi riferisco alla City londinese o alla Defénse parigina, i due quartieri-simbolo del business e della finanza, degli uffici, della ricchezza per eccellenza. Basta fare un salto in questi due posti per accorgersi che è pieno di uomini e donne di tutti i colori, neri, olivastri, indiani e pakistani, vestiti in giacca e cravatta che si affrettano lungo le vie, sbucano in tutta velocità dal metrò, parlano al cellulare, gestiscono azioni o quote di società, sono brokers di alto livello, giornalisti, politici. Se è vero che le potenze coloniali hanno sfruttato i territori conquistati è anche vero che oggi sono solo le ex-potenze coloniali ad aver fatto i conti con la realtà, ad essersi messe in gioco in maniera seria, ad aver per lo meno tentato di approcciarsi con coloro che, dopo la decolonizzazione, iniziavano ad emigrare dai loro paesi d’origine per trovare fortuna in Occidente. (continua…)

Dopo che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo si è pronunciata decidendo che la presenza del Crocifisso nelle scuole lede la libertà religiosa, si è scatenato il dibattito. In realtà, come dimostrato già le precedenti pronunce dei tribunali amministrativi e del Consiglio di Stato, senza trascurare la Corte Costituzionale, che più volte ha tentato invece di tirarsi fuori dalla “disputa”, la questione relativa alla libertà religiosa, alla laicità, e quindi all’opportunità che un simbolo religioso come Cristo sulla Croce sia appeso negli edifici pubblici, ha già trovato spazio sui media e nei dibattiti del bar sotto casa. Cerchiamo quindi di arrivare al punto. La Croce, se esposta in luogo pubblico, lede la libertà religiosa, in quanto, così almeno si dice, potrebbe influenzare i bambini o i ragazzi che invece, in teoria, dovrebbero essere liberi di scegliere autonomamente e senza condizionamenti esterni imposti, se aderire ad una confessione religiosa piuttosto che ad un’altra oppure se, come spesso accade, scegliere di non aderirne ad alcuna. (continua…)

Quando si parla di libertà economica la sinistra storce il naso piuttosto spesso. Negli States li chiamano liberal. Come i più di voi già sapranno, il termine liberal non ha nulla a che fare con il pensiero liberale. Sono quelli che in Italia starebbero a sinistra, che non si scandalizzano se lo stato interviene in economia limitando il libero mercato. Ma lasciamo stare gli States. Restiamo in Italia, anzi restiamo ancora più vicino, rimaniamo in Emilia Romagna. Andate a leggervi la legge regionale dell’Emilia Romagna numero 6 del 2007, in materia di distribuzione commerciale. E’ una legge fortemente statalista e profondamente irrispettosa della libertà economica. Hai voglia a sostenere che ci possa essere la libertà individuale senza la libertà economica. Questo lo dice la sinistra, che ha una concezione statalista e antiliberale dell’economia, pensando che il mercato si possa pianificare, che l’economia debba essere controllata. Lo dicevano anche in Russia qualche tempo fa. E non è andata così bene. Lo dicevano anche in Cina. E hanno cambiato idea. In Italia invece c’è ancora chi la pensa così. E c’è persino chi sostiene che il libero mercato vada limitato, ora che c’è la crisi. Prima di parlare, si consiglia di studiare. La crisi c’è perchè lo stato ha troppo potere. (continua…)

Un gran pezzo di felicità si misura grazie al Sil, il Sesso interno lordo. Certo, capisco che non tutta la felicità viene dal sesso, che c’è anche lo spirito e non solo la carne, che l’anima deve comandare sul corpo e non viceversa, ma non si può esagerare nemmeno dall’altro lato, c’è anche il corpo, la carne, anche il sesso vuole la sua parte. E se non gliela date (non pensate subito male) il corpo se la prende. E allora datela, prendetela, oppure, se preferite, trasformate tutto al maschile, datelo, prendetelo. Le opportunità sono infinite. E non è nemmeno detto che dovete sfruttarle una alla volta. Il piatto forte di certe cucine prevede una mescolanza di sapori e di ingredienti da far rabbrividire persino il più moderato dei benpensanti culinari. Eppure è così, l’unica cosa che tira (smettete di pensare male, per favore) in tempo di crisi è solo il sesso femminile, inteso come parte per il tutto o tutto come parte. (continua…)

Fissatevi bene in testa questi due nomi, Andrea Tosi e Massimo Montanari, le due promesse della musica leggera italiana. Fissateveli bene, ritagliate questa pagina di giornale, appendetevela in camera e iniziate a venerare i loro bei visini. Quando saranno famosi potrete dire: li abbiamo scoperti noi, siamo stati i primi, lo sapevamo già. E se c’è già chi li chiama i Sonohra di Riccione, quel che va detto va detto, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Due nomi, una garanzia. Massimo Montanari, classe 1992, è già arrivato un pezzo in là, finalista di Castrocaro e in cantiere diversi progetti, tutti da portare avanti con Andrea Tosi, classe 1989, cantante e chitarrista riccionese doc coi piedi ben piantati a terra. Cioè, capiamoci: se ho deciso di far salire questi due ragazzi con me sul mio sidecar, di farveli conoscere, di parlarvi di loro e della loro musica, vuol dire che meritano. (continua…)

Preferiamo la bagarre

Autore: andrea

Bisogna intendersi su cosa vuol dire “valle dell’ugola”. Eh no, perché se pensate a quello che penso io, il nome spetterebbe di brutto alla nostra Riviera. Grande ugola. Le ragazze dalle nostre parti la usano per altri lavori. Anzi. Se nelle Marche ugola è sinonimo di urla, rumore, rimbombo dolce e soave, persino poetico, da noi ugola fa rima con silenzio. Difficile che non stia zitta, la povera malcapitata (o ben capitata, dipende dai punti di vista). Sfido io a parlare. Per quanto riguarda Paolo e Francesca, se proprio avete voglia di amorosi gemiti, non solo sul far della sera, ma sul far del mattino, del pomeriggio, della strada, del parco, delle cabine al mare, o perché no, sul far del faro del porto, tra gli scogli, sulle brandine, nemmeno Tinto Brass aveva tutta sta fantasia, niente di meglio della Riviera Romagnola. (continua…)