Archivio per la categoria ‘London Calling’



stagnoWhere is Italy heading for? ‘Immobilismo’, has never been as awake as it is now.  Silvio Berlusconi’s government was about to collapse last months. And even if his political enemies spend a lot of time speaking about innovation, change and reforms, the truth is that almost every Italian would-be Prime Minister tries to win elections by claiming to be a hero, the one that will change everything.

Silvio Berlusconi was elected three times because the Italian voters felt attracted by his speeches full of political changing intentions. This happened before Berlusconi became Prime Minister and it is happening now, too. The problem is that the only winner of this political instability is its own immobilismo. Maybe it is worth we ask ourselves why Italy is still stuck between the unclear awareness of a bygone past and the never fulfilled promise of a real change. A possible answer could be that the Italian society has too much faith in the State to understand that it is one single person who can make a real difference. (continua…)

GRANDE CALIFFATONon ho mai avuto particolare simpatia per Gheddafi. Mai. E non ce l`ho nemmeno adesso, nemmeno ora che, asseragliato a Tripoli, tenta il tutto per tutto, incita il popolo (il suo popolo) a prendere le armi e a combattere. Combattere contro chi? Contro il suo stesso popolo. Libico contro libico. Fratello contro fratello. Insomma, parrebbe proprio una guerra civile. Parliamoci chiaro: al contrario di Mubarak, che io considero un buono, Gheddafi e` un criminale. Un sanguinario. Ma attenzione: non e` che i sanguinari, i criminali, i pazzi hanno sempre torto. Qualche volta hanno ragione. Solo che, proprio perche` hanno sempre giocato con la fiducia altrui, poi, quando si ritrovano a dire una grande verita`, non vengono piu` creduti. Come la favola di Esopo, del pastore che a furia di gridare al lupo al lupo, poi, quando il lupo e` arrivato per davvero, non ci crede piu` nessuno. Gheddafi ha ragione, quando dice che la rivolta libica e` guidata da Al-Qaeda. E il perche`, lo abbiamo visto qualche giorno fa, quando, sempre dalle pagine di questo giornale, avvertivo sul rischio del Grande Califfato. (continua…)

sparta-la-battaglia-delle-termopili-02-lNon ho mai creduto al fatto che la democrazia si potesse esportare nel mondo islamico. Primo, perche`il diritto islamico, la sharia, deriva pari pari dal Corano. Il nostro diritto ad esempio, non viene direttamente dalla Bibbia. Nel caso dell`Islam invece, che come diceva Oriana Fallaci e` un vero e proprio totalitarismo, non ci puo essere ne stato laico, ne stato secolare, ne separazione tra Chiesa e Stato. Non per niente, il primo a dire “date a Cesare quello che e` di Cesare, date a Dio quello che e` di Dio” lo sappiamo tutti chi e` stato. Secondo perche`, anche se fosse possible, per un breve periodo di tempo impiantare un sistema democratico in uno stato dove la popolazione e` a maggioranza islamica, ben presto la democrazia imploderebbe: attraverso libere elezioni infatti, prenderebbero sicuramente il potere I gruppi islamici piu` estremisti e organizzati e, in men che non si dica, verrebbe instaurata una teocrazia. L`Iran, ne e` un esempio. Dove, dopo il rovesciamento dello Scia` che aveva introdotto numerose aperture soprattutto verso le donne, oggi ci ritroviamo con la teocrazia. Ecco perche` non ci credo ad un Mondo Arabo democratico. O meglio: non credo ad un mondo arabo democratico se “arabo” significa “islamico”. Credo invece ad un Mondo Arabo democratico dove “arabo” significa “cristiano”. (continua…)

SILVIO BERLUSCONINon lo si può mica negare. La tentazione è grande. A forza di sentirci dire che Silvio Berlusconi deve dimettersi dalla carica di Presidente del Consiglio, si rischia quasi di cascarci, di credere a quello che è sulla bocca di tutti. Ossia che, se Berlusconi si dimette, i mali dell’Italia, come per incanto, spariranno in un colpo solo. Giornali, TV, tutti invocano la stessa cosa, tutti si augurano la stessa cosa. Il “tiranno” deve cadere, deve andarsene. Non solo perché a Berlusconi piacciono le donne e il fatto che a lui piacciano tanto e che si sappia in giro, è uno scandalo. Non solo perché Berlusconi è ricco e può permettersi di fare qualche regalino qua e là a qualche pulzella che, un po’ ambiziosa, ci sta e poi si lamenta. Ma anche perché, almeno così si dice, l’Italia è in una situazione economicamente stagnante, dove i giovani sono senza futuro e dove la moralità nella gestione della cosa pubblica non esiste praticamente più. Ecco perché il Cav deve andarsene. Perché, così si dice, la causa di tutti questi mali è lui stesso. Per quanto riguarda il fatto che al Cav piacciano le donne e che possa permettersi di fare loro qualche “regalino” un po’ costoso (cioè diciamo, non certo alla portata di tutti) a noi non dovrebbe nemmeno interessare. (continua…)

somersetbiggerIl King’s College di Londra (comunemente chiamato “King’s”) è la terza università più antica d’Inghilterra. E’ stata fondata da Re Giorgio IV nel 1829. Nel 1836 divenne uno dei due college che diedero inzio alla University of London.  Dal King’s sono usciti ben 10 premi Nobel. Nelle classifiche è la 21esimma Università migliore al mondo e il Sunday Times l’ha riconosciuta come “Università dell’anno 2010/2011”. Il nome (King’s) proviene dal patrocinio che Re Giorgio IV gli diede. Mentre infatti la UCL (University College of London), che è una delle altre Università che a Londra competono con il King’s, fu fondata da Ebrei, Utilitaristi e Cristiani non-Anglicani, e fu fondata come “istituzione secolare”, il King’s nacque come Università di stampo religioso, prettamente Anglicano. Lo conferma la presenza della bella e grande cappella, posizionata al centro dello Strand Campus (uno dei quattro campus che compongono il King’s College).  Tra i tanti personaggi famosi che hanno studiato al King’s oltre ai Premi Nobel, anche personalità eminenti della politica, delle scienze e della letteratura. Dopo 180 anni di trattative con l’Agenzia delle Entrate che occupava l’edificio, dall’anno prossimo la School of Law traslocherà nella vicina Somerset House.

Il King’s College di Londra, una delle più prestigiose università europee da cui sono usciti dieci premi Nobel (Secondo il Sunday Times Award il King’s College è stata definita “Università dell’anno 2010/2011 e secondo le statistiche è la 21esima in graduatoria tra le Università migliori del mondo) ha concluso da tre anni un accordo con l’Università di Bologna un prestigioso accordo nelle materie giuridiche. Intervistiamo la Prof. Lucia Serena Rossi, ordinario di Diritto dell’Unione Europea nella Facoltà di Giurisprudenza bolognese, che ha promosso l’accordo e che coordina i vari aspetti di questa collaborazione.

Com’è nata questa cooperazione? Sin dal 2005 sono visiting professor presso la School of Law di quell’Università, così ho pensato di approfittarne per instaurare  una cooperazione più ampia che coinvolgesse anche gli studenti del nostro Ateneo.   Innanzitutto ho promosso uno scambio Erasmus, tuttora in vigore, grazie al quale gli studenti possono usufruire di piccole borse di mobilità per trascorrere alcuni mesi nell’altro Ateneo.  Poi abbiamo negoziato un accordo innovativo, in base al quale gli studenti delle due Facoltà possono ottenere il doppio titolo di laurea magistrale italiana e LLM inglese a condizioni particolarmente vantaggiose per entrambe le parti. Non è stato facile trovare un punto di incontro fra due modelli universitari ispirati a regole così diverse, ma alla fine ci siamo riusciti. E siamo gli unici in Italia.

In che modo gli studenti italiani sono avvantaggiati? I nostri studenti hanno innanzitutto uno sconto sulle tasse di iscrizione inglesi  e non pagano l’iscrizione al quinto anno in Italia.  Inoltre risparmiano un anno di tempo perché riescono ad ottenere il titolo di Master  prima e non dopo la laurea italiana perché la  Facoltà di Giurisprudenza riconosce tutti gli esami dati a Londra come esami propri. La tesi infine, svolta nelle due lingue, può essere sullo stesso argomento. Abbiamo dieci posti a nostra disposizione, che non sono pochi in un corso a numero chiuso e facciamo noi stessi la selezione. Naturalmente quelli che partono sono bravissimi, anche perché, oltre a conoscere ottimamente l’inglese,  devono aver sostenuto in Italia tutti gli esami obbligatori entro il luglio del quarto anno. Gli studenti  mi sembrano entusiasti. Londra è una città meravigliosa per i giovani, viva e vibrante, e l’ambiente del King’s è  al tempo stesso esigente ma informale, rigoroso ma non conformista, insomma un ottimo posto non solo per imparare  il diritto ma anche per  imparare a ragionare. Un anno passato con professori e compagni di studio provenienti da tutto il mondo apre la mente e aiuta a capire i fenomeni complessi  della globalizzazione.

E quali effetti può avere  questa cooperazione per la Romagna? Innanzitutto sia l’Erasmus che l’accordo per il doppio titolo si applicano tanto alla sede bolognese quanto a quella ravennate della Facoltà di Giurisprudenza. Inoltre da molti anni organizzo anche una Summer School sulla protezione europea dei diritti fondamentali  che si tiene normalmente a Bertinoro, in cooperazione con il King’s College e l’Università di Strasburgo (Francia). Sia gli studenti che i professori sono incantati dalla bellezza delle strutture  -teniamo i corsi nella Rocca- , ma anche dalla cucina e dal vino e dall’ospitalità. I Romagnoli non sono solo simpatici, sanno anche essere degli organizzatori efficientissimi.

Qual è il futuro di questa cooperazione? Innanzitutto abbiamo avviato con il CIRDE (il Centro interdipartimentale di ricerche sul diritto europeo dell’Università di Bologna) anche un’attività di ricerca congiunta , che è stata finanziata dall’Unione europea. Abbiamo però un problema generale di finanziamento. La Summer School si può tenere a Bertinoro solo perché -e sino a che- la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ci aiuta generosamente a pagare i costi della struttura organizzativa bertinorese . Ma soprattutto avremmo bisogno di borse di studio per gli studenti che partecipano all’accordo del doppio titolo. Se c’è qualche sponsor in Romagna che può essere interessato a legare il proprio nome ad un’iniziativa così prestigiosa è pregato di farsi avanti.

BOCCHINO - FINIVisto da Londra, il teatrino della politica italiana è ancora più triste. Nel Regno Unito nessun gruppo parlamentare si sognerebbe mai di far cadere un governo legittimamente eletto. Nemmeno dopo le “feroci”proteste degli studenti fino alla vigilia del voto per l’aumento delle rette universitarie (in confronto ai manifestanti italiani, quelli inglesi sono degli agnellini belanti) Nick Clegg si è sognato di far cadere il Governo Cameron. Eppure Clegg ne avrà di problemini. Come andrà a spiegare ai suoi elettori il fatto che non ha fatto nulla per impedire l’aumento delle rette, dopo che, in campagna elettorale lo aveva promesso? La risposta è: problemi suoi. Funziona così. Eletto un Governo, governa. Se poi, alla prossima tornata elettorale, gli elettori non gli rinnovano la fiducia, si va a casa. Fine dei problemi. Ecco come funziona qui. In Italia no. Berlusconi è stato eletto, no? Bene allora ha il diritto di rimanere al governo. Poi alle prossime elezioni, si vedrà. Se non piace più non verrà eletto. E di certo ha più legittimità lui a stare al governo di tutti gli altri deputati messi assieme (dato che, sia a destra che a sinistra, a causa di una sciagurata legge elettorale, deputati e senatori sono nominati, non eletti con voto di preferenza). E ora, che la fiducia al Governo è passata, facciamoci due domandine. Ma poi, questo Fini, perché ha fatto tutto questo caos? Posso capire se avesse avuto un progetto politico. Una proposta politica. E invece no, niente di tutto questo. Fini e i suoi “compagni” hanno bloccato per mesi i lavori del Governo, per cosa? Non si riesce bene a capire per cosa. Ma vogliamo parlare del nome del fantomatico partito finiano? “Futuro e libertà”. Li chiamano Futuristi. (continua…)

Julian Assange, l’uomo più famoso del momento si è da poco consegnato nelle mani della Giustizia inglese. Già qualche giorno dopo che le rivelazioni del network Wikileaks avevano fatto montare su tutte le furie i Governi di mezzo mondo, primo fra tutti il Governo degli Stati Uniti d’America, Assange, la “Primula Rossa”, era ricercato dalle autorità. Ma da quali autorità? E ricercato per cosa? Ricercato su “due livelli”. Il primo, è quello ufficiale, “legale”. Assange era (ed è ancora oggi) ricercato dalla magistratura svedese per un’accusa di stupro e di “sesso non protetto”. Ma allo stesso tempo, Assange era (ed è ancora oggi) ricercato per via ufficiosa dai servizi segreti americani. E, oltre da questi, da chissà quali altri servizi. (continua…)

6-berlusconi-fazzoletto-07Eccomi qua caro Silvio. Sono qui seduto alla mia scrivania. Do sfogo alla mia malinconia e ti scrivo da Londra, un città che non ha più nulla di malinconico. Sempre che mai abbia avuto qualcosa di malinconico. Ti scrivo e, scrivendoti, faccio quello che nessuno mai dovrebbe fare. Considerare un leader come un uomo. Un uomo normale, semplice. Un uomo che piange, che ride, che mangia come tutti gli altri esseri umani di questa terra. Ho detto che è una cosa che non bisognerebbe mai fare. Mai guardare ad un “potente” come si guarda ad un essere umano. Perché allora, ogni ipotetico errore commesso, ogni aspettativa tradita nei confronti del “popolo”, sia essa grande o piccola, riacquista un peso diverso. Il “giusto” peso. Ossia che siamo tutti uomini, che si può sbagliare, che si delude, che si cade e poi ci si rialza.

Che i nostri errori non ci definiscono, non ci determinano. Cosa non si perdonerebbe ad un amico? Cosa non si giustificherebbe ad una persona che, proprio perché come noi, capiamo che può sbagliare, può deludere, può persino farci incazzare? Se non ci è già successo, domani potremmo essere noi a deludere qualcuno. Ecco perché ti scrivo questa lettera. Tu, caro Silvio, non mi conosci nemmeno. E nemmeno io ti conosco. Cioè, so che esisti. Ma il sapere che esisti non mi fa dire che io ti conosca. Non so qual è il tuo piatto preferito. Non so che musica ascolti. O quali sono i libri sul tuo comodino. Non so quali sono stati i tuoi sogni da bambino. Non so quello che ti fa piangere e quello che ti fa ridere. Non ti conosco. Devo confessarti che ti ho sempre stimato. E continuo a stimarti. Nonostante tutto quello che si dica su di te. Nonostante tu non mi abbia mai contattato dopo quel giorno, al meeting di Rimini, quando io, che avrò avuto quattordici anni sì o no, ero riuscito a buttarmi in mezzo alla folla per stringerti la mano. Ero riuscito a farcela, te l’avevo stretta forte e mentre te la stringevo per quei pochi secondi che le circostanze mi permettevano, ti avevo passato in mano un foglio di carta. (continua…)

Sono sicuro che almeno una volta nella vita vi è capitato di vedere il bellissimo film di Peter Weir, “L’attimo fuggente” con Robin Williams. Se non avete avuto questa fortuna, mi spiace per voi, appoggiate il giornale sul tavolo, uscite di casa, andate al primo vide a nolo che vi capita, e prendetevene una copia. Così almeno potrete capire quello che sto per raccontarvi, il tremendo abisso che passa tra l’Italia e la Gran Bretagna quando si parla di scuola, università, metodo d’insegnamento. Noi la chiamiamo “Istruzione”. Loro, gli Inglesi, la chiamano “Education”. Se ci pensate bene infatti, parlando di sostanza, non c’è molta differenza tra un manuale di istruzioni della lavatrice e il metodo italiano di insegnamento. Il professore si siede in cattedra e inizia a parlare. Gli studenti si siedono e, da bravi, prendono appunti. Scrivono, scrivono. E il prof parla, parla. Il più delle volte il professore ha i capelli bianchi. Li ha solo sui lati però. Perché ciò che lo contraddistingue è una bella “pelata”. Ecco come si svolgono le lezioni all’italiana. (continua…)

Nel mondo, ora, si parla troppo spesso di “amore”. I film parlano di amore. Le canzoni, sia quelle che ascoltano i teenagers, sia quelle che ascoltano gli adulti, i “grandi”, parlano di amore. E poi ci sono i libri, i giornali. Tutti parlano di amore. E tutti, proprio tutti, hanno la ricetta giusta per individuare l`amore vero, per curare i “mali” d`amore, e chi piu` ne ha piu` ne metta. Chissa` perche` nessuno parla mai dell`amicizia. Forse perche`, il confine tra “amore romantico” (quello che noi chiamiamo amore) e l`amore “amicale” (quello che noi chiamiamo amicizia) non e` poi cosi` spesso. E` sottile, molto sottile. Anzi, il Cristianesimo ci direbbe che sono due facce della stessa medaglia. Sono due “cose” che si completano a vicenda. E che, sempre a vicenda, completano l`Uomo. O forse, si fa fatica a parlare di “amicizia” perche` in fondo, se guardiamo bene dentro noi stessi, non ci crediamo poi chissa` quanto. Passi che ci sia qualche pazzo nel mondo che crede nell`amore romantico, in una relazione platonica o passionale che sia, tra un ragazzo e una ragazza. Ma che sia ancora, su questa terra, qualcuno che crede ancora all`amore amicale, all`amicizia? Roba da matti. Gia` e` difficile trovare l`amore con la A maiuscola. Tutti sono in cerca di piacere, di sesso, di soddisfacimento del proprio Io. Figuriamoci se e` mai possibile trovare l`amico vero. (continua…)