Archivio per la categoria ‘London Calling’



A Londra fa buio presto, molto presto.  Se di giorno c`e` il sole, non piu` tardi delle cinque e mezzo,  le nuvole tornano indietro, si fanno piu` forti e arroganti, prendono il sopravvento sulla luce, e, nel cielo inizia una lotta, una battaglia di luci e di ombre, come Constable sapeva ben mostrare nei suoi quadri. Ora a Londra sono le appena passate le sei. Felicity, una ragazza di origini giapponesi, venti anni appena, bellissima, mi manda un messaggio sul cellulare. “Vuoi venire alle sette, con me e alcuni amici, a Warren Street? Ci vediamo davanti alla fermata della metro”. E io rispondo, “molto volentieri, ma a fare che?” E lei risponde candidamente: “andiamo a dire il rosario in strada, sul marciapiede, davanti alla Clinica Marie Stopes, una delle cliniche piu` “avanti” nel praticare aborti”. “Ok”, le dico. “Per le sette sono li`”. Arrivo di corsa, cambiando solo una volta la metro, dato che, come se qualcuno mi stesse facendo un dispetto, la metro su cui ero salito, che doveva fermarsi a Warren Street, tira dritto, fino alla fermata dopo. Vabbe`, cambio metro, arrivo alla stazione. Guardo l`ora. Sono le sette e dieci. Passo i tornelli. Esco fuori. Sono le sette e dieci e qualche secondo e un vento fortissimo si e` alzato su tutta Londra. Felicity e` li` che mi aspetta, insieme ad un altro suo amico. Ci incamminiamo a piedi, verso la clinica. Lungo il tragitto mi spiega che alcuni dei suoi amici fanno parte di un`organizzazione molto attiva nella lotta contro l`aborto. E che si vedono li`, sul marciapiede di fronte alla clinica, ogni santo giorno, dalla mattina alle nove fino alla sera alle nove. Fanno un po` per uno, si danno il cambio. Pregano. (continua…)

Questa settimana parliamo di Universita`. Qui nel Regno Unito, tanto per cominciare, non si parla di “istruzione”, ma di “Education”. Se, come poi e` vero, le parole sono pietre in quanto racchiudono in loro un significato ben preciso (tanto che e` difficile trovare sinonimi nel senso stretto del termine) e` facile capire la differenza. Mentre noi Italiani pensiamo all`Universita` come un luogo in cui vai, ti siedi, ascolti, prendi appunti e vai a casa a studiare come un matto, qui funziona in modo diverso: ti prepari per la lezione una settimana prima, vai, ti siedi, e inizi a discutere con il professore e gli altri compagni di corso. Ecco la differenza tra “Istruzione” (apprendimento passivo) e “Education” (apprendimento attivo). Mentre nel primo caso ti e` richiesto di stare attento mentre ti viene letteralmente vomitata addosso tutta una serie di nozioni, nel secondo caso ti e` richiesto persino di pensare. Guarda un po` che roba. Dopo di che, diamo pure a Cesare quello che e` di Cesare: non tutti i professori universitari in Italia impostano il loro metodo di insegnamento al “passivo”. Ma sono rare eccezioni. Altra differenza fondamentale: qui, l`Universita`, e` vista come un qualcosa di utile. E quando dico “utile”, lo intendo nel vero senso della parola. Mentre in Italia infatti l`Universita` spesso e volentieri e` un parcheggio in attesa di entrare nel mondo del lavoro a furia di calci e spintoni grazie all`amico dell`amico, qui l`Universita` e` una sorta di bottega. (continua…)

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published on “La Voce di Romagna”  on 29th september 2010

papa aereoPoche volte si ha la sensazione di vivere un momento storico in prima persona. Il 16 settembre sono partito per il Regno Unito. Anche Benedetto XVI è arrivato lo stesso giorno. E, per uno come me, che non crede alle coincidenze, non è poco. Niente è a caso. Ad ogni modo, ho avuto la stessa sensazione descritta qualche giorno fa dal Cardinal Walter Kasper. Il Regno Unito, spiritualmente parlando, è un paese del Terzo Mondo. Amo molto l’Inglese e la mentalità anglo-sassone. A dir la verità la mia preferita è quella americana. Lì sì che puoi fare veramente quello che ti pare. Se vuoi essere un vaccaro, puoi fare il vaccaro. Se vuoi fare il broker fai il broker. E negli States, si crede ancora in Dio. In Gran Bretagna no. Qui si avverte proprio il vero cancro del continente europeo: l’ateismo, l’assenza di Dio e della religione dai luoghi pubblici. Lo si vede andando in giro, guardando negli occhi le persone. Hanno tutti gli occhi tristi. Sono ricchi, hanno tutto, ma non sono felici. Detto questo, bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare: in Gran Bretagna c’è tutto. Tutto quello che in Italia manca o che in Italia fa schifo. La Cultura per esempio. Il Teatro qui conta ancora qualcosa. Così come il cinema, la Letteratura. Però, come dicevo prima, in questi primi giorni in cui mi trovo nella lontana terra d’Albione, non ho potuto fare a meno che pensare al Cristianesimo. (continua…)