Archivio per la categoria ‘Politica’



A Riccione succede, da un po’ di tempo a questa parte, qualcosa che ha dell’incredibile. Provate a pensare ad una di quelle bancarelle che vi potrebbe capitare di trovare per strada, tra un incrocio e l’altro. Una di quelle bancarelle che fanno il gioco delle tre carte. E lì attorno ci sono dei soggetti (dire poco raccomandabili è un eufemismo). Uno fa andare le carte. “Questa vince, questa perde, questa perde”. E altri, sempre lì intorno, si fingono giocatori. Puntano, fanno finta di vincere. In attesa che arrivi un bel brocco da spennare.

Questo è lo scenario, tra il “magico” e il “grottesco” (ovviamente è illegale, quindi statevene alla larga) che, lo ripeto, potrebbe capitare di incontrare in strada. Altro è lo “scenario” reale che si manifesta a Riccione, in questi ultimi tempi. Chi di voi segue abbastanza la cronaca locale o chi di voi abita a Riccione, sarà già superinformato.

Parlo di una sorta di “gioco delle tre carte” che l’amministrazione comunale ha intavolato con i cittadini riccionesi. In zona Abissinia”spariscono” i parcheggi, spazzati via da una sciagurata convenzione che il Comune ha firmato con la società appaltante dei parcheggi interrati del nuovo lungomare. In poche parole, dove prima si poteva parcheggiare, oggi, all’Abissinia, non si può più fare. Parcheggi a raso spariti, perchè sennò, quelli interrati, chi li compera? Peccato che siano ancora tutti lì. Con la conseguenza che i cittadini, gli albergatori, e i turisti sono ancora più incazzati con l’Amministrazione.

Ma se i parcheggi liberi scompaiono in Abissinia, la stessa cosa accade in altri punti della città. Solo che lì, anzichè “trasformarsi” in parcheggi interrati nuovi di pacca, si trasformano in parcheggi blu. Della serie: “fora li palanchi”. Ma il “gioco delle tre carte” non è finito. Uno dei primi atti ufficiali della nostra splendida giunta, è stato, ormai un anno fa, la costruzione di una ventina di parcheggi nel Parco delle Magnolie.

Peccato però che questi parcheggi, costruiti proprio a ridosso degli uffici della “Cultura”, servano per i dipendenti comunali. Mica per i cittadini. Puff, magicamente apparsi così, dal nulla. Prima c’era l’erba, poi un parcheggino “comunale”.

Non è finita. L’abilità “magica” di questa giunta, ha raggiunto, recentissimamente, livelli di alta, ma che dico, altissima professionalità. Nessuno era mai riuscito a trasformare il verde in grigio, un parco in cemento. Ci hanno provato  (e ci stanno provando) con il Parco del Tirso, quello famoso di via Ticino. Lì, sorgerà una bella palazzina (almeno questo è quello che l’amministrazione vuole fare per chiudere il conto con la società che ha costruito la nuova piscina).

Questa società ha tutte le ragioni del mondo. Ha eseguito un lavoro e deve essere pagata. Questo nessuno lo mette in discussione. Anzi, fossi nei panni della società in questione, sarei un bel po’ incazzato  con il Comune, che ancora non mi paga. Qui, che sbaglia, è il Comune: possibile che per pagare si debba per forza “trasformare” il verde in cemento?

A forza di fare il passo più lungo della gamba, parlando di spese, prima o poi qualche strappo ci deve essere.

Ma non è finita. Notizia di ieri, l’amministrazione sta asfaltando anche la zona verde tra la nuova piscina e il nuovo palazzetto delo sport. Per farci cosa? Un parcheggio!

Fantastico! E’ proprio come nel gioco delle tre carte. Prima il parcheggio era lì, poi non c’è più, poi ricompare ma tinto di blu, poi scompare di nuovo e ricompare dove prima c’era il verde. E così il verde pubblico…prima era lì, poi non c’è più….

Si dice che la politica sia in crisi, che non sappia più rispondere alle esigenze della “gente”, che si perda in mille rivoli, personalismi, interessi e giochini di potere. Un po’ sarà anche vero. Il punto è che lamentarsi non serve a nulla e a nessuno. E’ anche una questione d’età: sopra i “quaranta” il lamento diventa un passatempo per chi lo mette in pratica e una vera e propria “rottura” per chi ascolta; sotto i “trenta” invece, il lamento, dovrebbe essere proibito, un tabù. Bisogna rimboccarsi le maniche, se c’è qualcosa che non ci sta bene bisogna mettersi in gioco, provare a starci, a metterci la faccia. Gli uomini non si possono cambiare, ma le cose, qualche volta, sì. Prima di tutto cambiando noi stessi. Che la politica sia in crisi, lo capiamo guardandoci attorno: a Bologna il Commissario Cancellieri riscuote più successo di qualunque sindaco che i Bolognesi abbiano mai avuto. E se un po’ deve preoccupare il fatto che un funzionario dello stato, non eletto dai cittadini, riesca a combinare di più di chi per anni è stato legittimato dal “popolo”, deve in un certo senso preoccupare il fatto che sia più piacevole ed educativo ascoltare parlare un Vescovo o un Sacerdote dei temi che possono interessare la “polis” piuttosto che qualsiasi politico, magari plurilaureato, e legittimato dal sistema democratico dei partiti. Faccio mio il sogno del Cardinal Bagnasco, che è poi quello del Cardinal Bertone e di Papa Bendetto XVI: il sogno di una nuova generazione di politici cattolici. (continua…)

C’è un piccolo e semplice strumento che i Comuni possono adottare per aiutare le famiglie numerose e bisognose. Non costa nulla e porta piccoli ma concreti e tangibili benefici, vantaggi e agevolazioni alle famiglie che, proprio in questo momento storico, soffrono di più per la crisi e fanno fatica ad arrivare a fine mese. Sto parlando della “Family Card” (per chi non parla la lingua d’Albione, si tratta di una “Tessera Famiglia”), ossia una Carta emessa senza costo dai Comuni che permette a chi ne ha diritto, di ottenere agevolazioni e sconti applicati direttamente dalle aziende e dagli operatori commerciali. La Provincia di Roma e altri enti pubblici e Comuni ci hanno già pensato. Come funziona? E’ semplicissimo. Il Comune (o la Provincia) si siede attorno ad un tavolo con le categorie economiche e gli operatori commerciali dei centri storici e delle periferie che dimostrano interesse verso questa iniziativa e decide le modalità attraverso le quali individuare chi ha diritto ad ottenere la Family Card. Una delle modalità è quella di far muovere insieme il criterio del numero di figli e quello del reddito. Come fa già la Provincia di Roma. Dai due figli in su, più figli hai e più il tetto del reddito si alza. A scaglioni. Una sorta di “scala mobile” che richiede un reddito più basso per chi ha meno figli e un reddito più alto per chi ha più figli. (continua…)

Proprio ora che la stagione estiva è alle porte, soprattutto nelle località turistiche come la Riviera Romagnola, inizia a comparire sotto gli occhi di tutti, nelle strade, quello che è il più antico mestiere del mondo: la prostituzione. Qui dalle nostre parti, dopo quello che aveva cercato di fare don Benzi insieme alla sua comunità, la prostituzione su strada era quasi scomparsa. Non se ne vedevano più poi tante di prostitute la sera, sulla statale, negli angoli bui delle strade trafficate. E don Benzi, che può essere tranquillamente considerato un santo, aveva dedicato gran parte della sua missione alla lotta alla prostituzione. Aveva aiutato tantissime ragazze ad uscire da quella vita maledetta, fatta di droga, sevizie, schiavitù. Erano ragazze che venivano in Italia perché magari qualche loro connazionale senza scrupoli faceva credere loro che poteva aiutarle a trovare un lavoro, e invece poi, si ritrovavano sulla strada, dove erano costrette a battere per soddisfare le esigenze di uomini sposati o giovani figli di papà. Chissà quante volte, studiando la storia di Roma, ci siamo indignati del fatto che esistessero gli schiavi. Esistono ancora gli schiavi. Sono proprio le prostitute ad essere le schiave dei nostri tempi. Quelle prostitute che si vendono perché lo vogliono altri, i loro aguzzini, che le picchiano, le costringono a battere, le rubano i soldi. Sì, è vero, non c’è solo questo tipo di prostituzione. C’è anche quella volontaria. Su questa non ho nulla da dire. (continua…)

Se Pietro Nenni e Benito Mussolini fossero ancora vivi, se anzi potessero in qualche modo tornare in vita, ricominciare d’accapo la loro azione politica nella Romagna di adesso, sarebbe la fine. La Romagna li spedirebbe dritti dritti in manicomio, a due personaggi del genere. Non c’entra nulla l’ideologia. E non c’entra nulla nemmeno il fatto che, il fascismo di Mussolini nacque dal Socialismo, che Mussolini stesso era stato socialista, che Pietro Nenni aderì al Fascio di Bologna nel 1919, per poi distaccarsi subito, prendendo definitivamente la strada socialista. La Romagna del Duemila manderebbe Nenni e Mussolini in manicomio perché sono stati, chi in un modo e chi un altro, due personaggi che ci hanno messo la faccia, che hanno scritto la storia del Novecento, che hanno rappresentato un mondo a loro comune fatto di povertà e di soprusi, di solitudine, di idee che si agitavano nella loro testa dura e cocciuta, un modo di far politica, di vivere la politica lontano anni luce dalle veline in parlamento, dai paracadutati sul territorio, dalle liste bloccate, da una politica che, abbandonata persino la logica machiavellica del fine-che-giustifica-i-mezzi, ha finito per sposare una linea ancora più drastica, cioè quella dei mezzi-che-giustificano-altri-mezzi. Benito Mussolini a parte, ci sono almeno altri tre motivi, per i quali, la Romagna di adesso manderebbe di sicuro Pietro Nenni in manicomio. (continua…)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota di Alessandro Pracucci, presidente della “Giovane Italia” di Rimini, in risposta agli attacchi del Consigliere Provinciale del PDL Franca Mulazzani nei confronti di Andrea Usai apparsi sulla stampa di oggi, mercoledì 9 dicembre 2009. Ringraziamo per la solidarietà.

“Non posso minimamente accettare la posizione presa dalla Mulazzani contro il “ragazzino” Usai. Come giovane, ragazzo, o meglio “ragazzino” visto che sono anche più piccolo dell’amico Usai, nonché, come Presidente della Giovane Italia, chiamata a coinvolgere i giovani nella politica a partire dai 14 anni sino ai 35, non credo che la posizione presa dal consigliere Mulazzani possa essere né condivisa né accettata da nessuno. La maturità non si giudica dalla carta di identità, ma dalle esperienze, dalle capacità, dalla disponibilità e dalla passione che una persona dimostra di avere. Grazie al cielo il consigliere Mulazzani non si interessa di pittura, Masaccio morto a 27 anni non avrebbe potuto mostrare il suo talento, non si interessa di scienza, altrimenti non avremmo potuto avere la Teoria della relatività di Einstein elaborata a “soli” 26 anni, non si interessa di calcio, Rivera non avrebbe mai potuto debuttare a 16 anni in serie A, non si interessa di musica, altrimenti Mozart che a 5 anni componeva sarebbe stato un millantatore. Altri esempi si sprecano, ma riguardano anche la quotidianità, fatta di giovani che si impegnano nel lavoro, nello studio, nel volontariato, “ragazzini” che portano il proprio impegno nella vita di ogni giorno, dimostrando con le loro azioni, con i loro fatti, una maturità tale che molti più anziani non dimostreranno mai. (continua…)

"Nel PD di Pironi non è cambiato nulla. Compagno Massimo e Compagno Daniele si stringono la mano e si scelgono chi dovrà difendere il cittadino da loro due: Carla Biso. Stiamo freschi"

Hai voglia a dire che la sinistra di oggi è moderata, pluralista, riformista, hai voglia a dire che le persone che siedono tra le fila del Pd, cosiddetto Partito Democratico, non sono più i vecchi comunisti del Pci, quelli che non ci avrebbero pensato due volte a sparare a un prete o a sacrificare uno dei propri parenti per la causa, per amore del partito. Hai voglia a dire che la nostra è una democrazia consolidata, che c’è il rispetto delle opposizioni, che c’è un certo fair play istituzionale e che, una volta messisi d’accordo sulle regole da seguire, queste vengono poi rispettate, seguite, ossequiate. E per fortuna che, nell’antica Grecia, il re spartano Demarato avvertiva Serse che i Greci erano forti perché avevano solo un sovrano che rispettavano e cui obbedivano: le leggi. Il Pd non è cambiato in nulla: stessi uomini, stessa mentalità stalinista e vetero-comunista, stesso modo di far fuori chi non la pensa come l’apparato, via gli oppositori, tutti zitti per amore del partito, guai a divisioni, niente sconti alle forze di opposizioni, il fine giustifica i mezzi, le regole si rispettano solo se tornano comodo al partito, alla causa, al potere. Nella notte tra il 12 e il 13 novembre scorsi, a Riccione, c’è stato un colpo di stato. Un vero e proprio golpe da parte della maggioranza, e cioè della sinistra, di coloro che si dicono democratici. (continua…)

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Senza andare troppo lontano, basta farsi un giretto a Londra o Parigi per capire quale sia la differenza. E quando parlo di Londra o Parigi, non mi riferisco alle periferie malfamate o ai quartieri pericolosi. Mi riferisco alla City londinese o alla Defénse parigina, i due quartieri-simbolo del business e della finanza, degli uffici, della ricchezza per eccellenza. Basta fare un salto in questi due posti per accorgersi che è pieno di uomini e donne di tutti i colori, neri, olivastri, indiani e pakistani, vestiti in giacca e cravatta che si affrettano lungo le vie, sbucano in tutta velocità dal metrò, parlano al cellulare, gestiscono azioni o quote di società, sono brokers di alto livello, giornalisti, politici. Se è vero che le potenze coloniali hanno sfruttato i territori conquistati è anche vero che oggi sono solo le ex-potenze coloniali ad aver fatto i conti con la realtà, ad essersi messe in gioco in maniera seria, ad aver per lo meno tentato di approcciarsi con coloro che, dopo la decolonizzazione, iniziavano ad emigrare dai loro paesi d’origine per trovare fortuna in Occidente. (continua…)

finiberlu1-largell ruolo che Il Pdl è chiamato a svolgere sulla scena politica italiana è, da un punto di vista politico, notevole. Soprattutto perché è il partito che rappresenta tutto un mondo, moderato, cattolico, liberalsocialista, riformista e, non dimentichiamolo, persino radicale, che vuole un’alternativa seria e credibile alle sinistre. Proprio per questo motivo infatti è necessario che il partito non si chiuda su quelle che possono essere le sue “posizioni maggioritarie”. Quando parlo di posizioni maggioritarie rappresentate al suo interno, mi riferisco non tanto alle varie componenti provenienti dagli ex-partiti, quanto alle varie sensibilità culturali e politiche. La crisi della sinistra non è tanto una crisi di consenso. Il consenso va e viene. La crisi della sinistra è una crisi di idee. Ecco perché, proprio ora che il centrodestra è al governo, non deve accadere quello che in realtà, continuando di questo passo, rischia di accadere, tanto a livello nazionale quanto a livello locale. E cioè che, proprio in mancanza di un dibattito interno al partito, un dibattito serio e costruttivo, fuori dalle logiche delle correnti, si verifichi, quando nel tempo anche il Pdl avrà una possibile ed eventuale crisi di consenso, una crisi di idee. (continua…)

Sono passati ben venti anni dalla caduta del Muro di Berlino, di quella cortina che separava il blocco dell’est da quello dell’ovest, il mondo vetero-comunista (ben lontano dal socialismo riformista, da quello stesso socialismo che nel nord Europa, come amava dire Pietro Nenni, non sacrificò mai la libertà dell’individuo al potere sello stato) da quello capitalista. Caduto il Muro, apparve più che mai evidente che il comunismo aveva fallito, che non solo non era riuscito nel suo intento più profondo, ossia quello di usare lo stato, il potere di uno stato forte e accentrato per superarlo, per distruggere lo stato e dare il governo al popolo, a quelle masse operaie che tanto avevano contribuito a distruggere il vecchio apparato zarista per buttarsi a capofitto in un’impresa utopistica che non poteva che schiacciarle. Il Comunismo non aveva fallito solo in questo. Ma aveva fatto molto di peggio. Aveva fatto quello che ne “La fattoria degli animali” George Orwell aveva descritto. Ossia, i maiali, che avevano guidato la rivolta degli animali contro il padrone, avevano piano piano preso il potere, si erano sostituiti al vecchio padrone, avevano soppresso sul nascere quella stessa uguaglianza in cui dicevano di credere. (continua…)