Pietre

Quando esamino la gloria conquistata

Quando esamino la gloria conquistata dagli eroi, o le
vittorie dei potenti generali, io non invidio affatto i generali,
nè il Presidente con le sue funzioni, né il ricco nel suo nobile palazzo,
ma quando sento dell’intimità degli amanti, di come stavano insieme,
di come trascorrevano la vita, affrontando ostilità e pericoli, senza mai ce-
dere per lunghi e lunghi anni,
in giovinezza, maturità e vecchiaia, di come furono costanti, fedeli, affezionati,
allora mi faccio pensoso, e mi allontano in fretta,
tutto pieno della più amara invidia.

Walt Whitman


Salmo 137

Lungo i fiumi laggiù in Babilonia,

sulle rive sedemmo in pianto

al ricordo struggente di Sion;

sopra i salici, là in quella terra,

appendemmo le cetre armoniose.

Oppressori e infami aguzzini

ci chiedevan le nostre canzoni,

dopo averci condotti in catene,

le canzoni di gioia chiedevan:

“Intonateci i canti di Sion”.

Potevamo noi forse cantare

salmi e canti del nostro Iddio

in quel triste paese straniero?

La mia destra sia paralizzata

se ti scordo, o Gerusalemme.

Mi si attacchi la lingua al palato

se un istante appena io lascio

di pensarti, mia Gerusalemme,

se non pongo te, Gerusalemme,

al di sopra di ogni mia gioia.

Tu ricorda i figli di Edom:

Dio, quanto nel giorno supremo

contro Gerusalemme urlavan:

“Distruggete le mura, abbattete,

annientate le sue fondamenta”.

Babilonia, o madre di morte,

sciagurata città, sia beato

chi ti rende la stessa infamia,

sia beato chi afferra i tuoi figli

e li stritola contro la roccia.

Cantico di Ezechia (Isaia 38)

Io dicevo: «A metà della mia vita me ne vado alle porte degli inferi; sono privato del resto dei miei anni».11 Dicevo: «Non vedrò più il Signore sulla terra dei viventi, non vedrò più nessuno fra gli abitanti di questo mondo.12 La mia tenda è stata divelta e gettata lontano da me, come una tenda di pastori. Come un tessitore hai arrotolato la mia vita, mi recidi dall’ordito. In un giorno e una notte mi conduci alla fine».13 Io ho gridato fino al mattino. Come un leone, così egli stritola tutte le mie ossa.14 Come una rondine io pigolo, gemo come una colomba. Sono stanchi i miei occhi di guardare in alto. Signore, io sono oppresso; proteggimi.15 Che dirò? Sto in pena poiché è lui che mi ha fatto questo. Il sonno si è allontanato da me per l’amarezza dell’anima mia.16 Signore, in te spera il mio cuore; si ravvivi il mio spirito. Guariscimi e rendimi la vita.17 Ecco, la mia infermità si è cambiata in salute! Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati.18 Poiché non gli inferi ti lodano, né la morte ti canta inni; quanti scendono nella fossa non sperano nella tua fedeltà.19 Il vivente, il vivente ti rende grazie come io oggi faccio. Il padre farà conoscere ai figli la tua fedeltà.20 Il Signore si è degnato di aiutarmi; per questo canteremo sulle cetre tutti i giorni della nostra vita, canteremo nel tempio del Signore.21 Isaia disse: «Si prenda un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita, così guarirà». 22 Ezechia disse: «Qual è il segno per cui io entrerò nel tempio?».

Lamento di Giobbe

Allora Giobbe aprì la bocca e maledisse il giorno della sua nascita. E prese a dire così:

“Perisca il giorno ch’io nacqui e la notte che disse: “È concepito un maschio!” Quel giorno si converta in tenebre, non se ne curi Iddio dall’alto, né splenda sovr’esso raggio di luce! Se lo riprendano le tenebre e l’ombra di morte, resti sovr’esso una fitta nuvola, le ecclissi lo riempian di paura! Quella notte diventi preda d’un buio cupo, non abbia la gioia di contar tra i giorni dell’anno, non entri nel novero de’ mesi! Quella notte sia notte sterile, e non vi s’oda grido di gioia. La maledicano quei che maledicono i giorni e sono esperti nell’evocare il drago. Si oscurino le stelle del suo crepuscolo, aspetti la luce e la luce non venga, e non miri le palpebre dell’alba, 0poiché non chiuse la porta del seno che mi portava, e non celò l’affanno agli occhi miei. Perché non morii nel seno di mia madre? Perché non spirai appena uscito dalle sue viscere? Perché trovai delle ginocchia per ricevermi e delle mammelle da poppare? Ora mi giacerei tranquillo, dormirei, ed avrei così riposo coi re e coi consiglieri della terra che si edificarono mausolei, coi principi che possedean dell’oro e che empiron d’argento le lor case; o, come l’aborto nascosto, non esisterei, sarei come i feti che non videro la luce. Là cessano gli empi di tormentare gli altri. Là riposano gli stanchi, là i prigioni han requie tutti insieme, senz’udir voce d’aguzzino. Piccoli e grandi sono là del pari, e lo schiavo è libero del suo padrone. Perché dar la luce all’infelice e la vita a chi ha l’anima nell’amarezza, i quali aspettano la morte che non viene, e la ricercano più che i tesori nascosti, e si rallegrerebbero fino a giubilarne, esulterebbero se trovassero una tomba? Perché dar vita a un uomo la cui via è oscura, e che Dio ha stretto in un cerchio? Io sospiro anche quando prendo il mio cibo, e i miei gemiti si spandono com’acqua. Non appena temo un male, ch’esso mi colpisce; e quel che pavento, mi piomba addosso. Non trovo posa, né requie, né pace, il tormento è continuo!”